giovedì 25 dicembre 2008



"...E io Giuseppe stavo camminando, ed ecco non camminavo più. Guardai per aria e vidi che l'aria stava attonita, guardai la volta del cielo e la vidi immobile e gli uccelli del cielo erano fermi. Guardai a terra e vidi posata una scodella e degli operai sdraiati intorno, con le mani nella scodella: e quelli che stavavno masticando non masticavano più, e quelli che stavano prendendo cibo non lo prendevano più, e quelli che stavano portandolo alla bocca non lo portavano più, ma i visi erano tutti rivolti verso l'alto. Ed ecco delle pecore erano condotte al pascolo, e non camminavano ma stavano ferme; e il pastore alzava la mano per percuoterle e la mano restava per aria. Guardai alla corrente del fiume e vidi che i capretti tenevano il muso appoggiato e non bevevano....e insomma tutte le cose, in un momento, furono distratte dal loro corso"
(dal Protovangelo di Giacomo)

Ho scelto un passo del più famoso Vangelo apocrifo, che secondo la tradizione fu scritto da Giacomo il minore. Mi piace la descrizione dell'atmosfera, sospesa tra il tempo e l'eterno, pochi istanti prima della nascita di Gesù. Ogni cosa partecipa con muto stupore all'irrompere del divino nella dimensione terrena, alla sospensione delle leggi naturali, allo scandalo dell'eterno che si apre un varco nel tempo. Alcuni miti greci avevano già preannunciato una simile esperienza spirituale (vedi Orfeo agli Inferi) ma il risultato di tale sospensione non rappresenta mai una reale e radicale rivoluzione del mondo stabilito. La nascita di questo bambino invece cambia sostanzialmente e per sempre l'orizzionte spirituale e mentale dell'uomo che ne viene toccato. Mi piace anche che il punto di vista sia quello di Giuseppe,così lontano dalla irragiungibile purezza di Maria e dalla perfezione del Cristo. Lui,che sta cercando una levatrice, si mette in ascolto. Scopre e interroga i segni, nei segni legge l'eccezionalità del momento. E' un uomo come noi, con la coscienza di un grande destino che ne fa un uomo grande.

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