lunedì 26 gennaio 2009

IL ROSAIO D'INVERNO



E’ uscita nel 2009 presso Fara Editore la mia prima raccolta poetica Il rosaio d’inverno, con prefazione di Fabio Franzin. L’amore per la poesia, lo studio del simbolismo e del folclore ne hanno nutrito i versi. Le forme espressive, le immagini, i suoni mirano ad evocare il sostrato mitico da cui scaturisce la parola poetica.

Ha ottenuto il 3 Premio nella sezione A - poesia edita - del X° Concorso nazionale di Poesia e Narrativa Guido Gozzano” di Terzo (Alessandria) il I premio ex aequo del Premio NATALE-CITTA' DI TREMESTIERI ETNEO XXI EDIZIONE 2009.

Ne hanno parlato in Rete:
Narda Fattori
Antonella Pizzo
Francesco Marotta
Sebastiano Aglieco
Enrico Delea
Giorgio Morale

Diverse poesie della raccolta sono presenti anche su
Doctor Blue and Sister Robinia

Gli interessati al volume potranno richiederlo in Libreria
o direttamente a Fara Editore
0541 22596
fax 0541 709327
info@faraeditore.it
www.faraeditore.it

Ecco una piccola scelta:


dio padre la natura ti ama
guardala come stacca
dalle braccia esiliate del legno
i piccoli di ciliegio

guardala come sorseggia il cielo
sbrodolandosi in grembo
guardala come
sprigionando ti chiama
guarda come ti ama

(cosa sono chiedo i fiori
se non ciotole d’incenso?)


nella tenebra immensa
di una notte
senza usignolo e
vuota di luna
Tu
m’inviasti parole
con la punta delle dita

sbocciavano
all’improvviso nell’aria
tumide
come narcisi
esalati in penombra
dalle mandrie del fiume


oggi dio non osa

aguzzi
frammenti d’anima
gli si sono
conficcati nel cuore

si è uccisa una donna

dio non c’era
(e perché
pensava a qualcosa
che si spezza?)

milioni d’uccelli gridavano
nell’aria liquefatta
(non sono stati creduti)

si destavano le madri
delle acque di palude
segnando l’aria
di enigmi terribili

oggi
dio non osa
si lascia calpestare
come una pratolina

una donna si è uccisa

ci saranno bisbigli
(quel suo cane
cieco da tempo
forse
l’ha portata lontano…)

3 commenti:

  1. Accecato, soffocato, incapace di distinguere e di comprendere, Yudishsthira
    chiese:
    - Ma siete voi? Chi parla?
    Allora gli risposero, uno dopo l’altro, dal tumulto dell’inferno:
    - Non mi riconosci? Sono tuo fratello Karna…
    - Io sono Arjuna…
    - Sono Bhima…
    - Nakula…
    - Sahadeva…
    - Io sono Draupadi… Siamo tutti qua…
    Yudishsthira cadde in ginocchio, sul bordo del pozzo nauseabondo. Ora poteva
    distinguerli, incatenati e torturati da uccelli feroci e tutti i rettili dell’altro mondo.
    Gridò:
    - Voi! Qui! Messi a supplizio! Nel fetore di corpi decomposti!
    Alzò la testa e domandò, gridando con tutte le sue forze nella nebbia puzzolente:
    - Chi ha deciso questo? Sono sveglio? E’ un incubo? A cosa è servita la vita? I miei
    scrupoli? Tutti i miei sforzi? Il mio pensiero? Gli aiuti che ho dato? Perché
    questa crudele delusione?
    Ma nessuno rispondeva. Al massimo della collera, Yudishsthira si rivolse alla figura
    che reggeva la torcia e gridò:
    - Non tornerò con te. Se posso portare conforto ai miei cari, resterò con mia moglie
    e i miei fratelli. Dì agli dei che sono in collera! Che li disprezzo! Che li nego!
    Ancora una volta la luce cambiò. L’alba avanzava, la nebbia era svanita, la puzza
    scomparsa. Al posto del pozzo scorreva un largo fiume lento, che sembrava quello
    presso cui la storia era cominciata.
    Yudishsthira vedeva alberi, prati, animali pacifici, riconosceva anche, sulla riva del
    fiume, dei personaggi, che chiacchieravano e mangiavano frutta. C’era Bhishma,
    Drona, tutti i fratelli con Draupadi, vide anche i suoi nemici, e sua madre Kunti, il re
    cieco e Gandhari senza benda. Vide Sisupala, con la sua brava testa sulle spalle,
    Sakuni il baro, vide Abhimanyu, Aswatthaman, Ekalavya con la sua mano intatta,
    Amba. C’erano tutti. E nel guardiano dell’eterno soggiorno, che non reggeva più la
    torcia, riconobbe Vyasa, che avanzava sorridendo verso di lui, seguito dal ragazzo, e
    da Ganesha che ondeggiava il capo portando il suo grosso libro.
    Immobilizzato dallo stupore, incapace di respirare, in un nuovo spazio e in un nuovo
    tempo, comprendendo che si trovava nel cuore di un nuovo mistero e che avrebbe
    avuto l’eternità per approfondirne il senso, Yudishsthira smise di domandare.
    Vyasa gli mise la mano sulla spalla e disse:
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    - Basta gridare. Non hai visto il cielo, né l’inferno. Qui non esiste la felicità, né le
    torture, né famiglia, e neppure nemici. Vieni e tranquillizzati. Qui si fermano le
    parole e i pensieri. Questa è l’ultima illusione.
    Ganesha compitò l’ultima frase mentre scriveva:
    - … Questa è l’ultima illusione.
    Dopodiché, con un sospiro di soddisfazione, chiuse il tomo.
    La storia era terminata. Yudishsthira, che si sentiva quasi appagato, si alzò per
    raggiungere gli altri, al fiume. Gli fecero spazio e gli offrirono frutta. Poco lontano,
    tra gli arbusti, qualcuno faceva musica.
    Vyasa e Ganesha fecero un segno al ragazzo. Questi comprese che in quel momento
    perdeva la loro compagnia e che non li avrebbe visti mai più. Ne provò dolore, come
    se fosse l’addio brutale all’infanzia. Spariva inevitabilmente tutto il suo passato, tutta
    la sua memoria. La vita lo attendeva. Ma prima di lasciarlo, Gannesha gli consegnò il
    grande libro.
    Poi il poeta e il dio se ne andarono fianco a fianco a raggiungere gli altri.
    Il ragazzo li guardava, tenendo stretto al petto il grande libro. Parevano parlare di
    questo e di quello, senza litigi. Non fecero alcun gesto nella direzione del ragazzo.
    L’avevano già dimenticato?
    Si voltò, camminando verso la città. Non era sicuro di ricordare, di aver capito tutto.
    Gli sarebbe servito molto tempo per digerire quella storia, forse tutta la vita.
    Si voltò per un ultimo sguardo, ma le rive del fiume erano deserte.


    Il Mahabharata - L'Ultima Illusione. (nella traduzione di Peter Brook e Jean Claude Carrière)

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  2. molto belle...Buona fortuna per il libro!

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