giovedì 12 marzo 2009

Morire di fame: Eco e Ottilie


Per ogni Anima che si lascia morire di consunzione, c’è un Animus che affoga, prigioniero nel suo specchio. Almeno è questo che miti e poesia sembrano suggerirci. Eco e Narciso, Ottilie ed Edoardo (noti personaggi del romanzo Le affinità elettive di Goethe).
Eco, condannata da Era a ripetere sempre le ultime parole che ode, s’invaghisce di Narciso il bellissimo che di lei (come di ogni altra) non si cura, preferndo la caccia e la contemplazione del proprio volto riflesso nell’acqua. Eco ne patisce e piano piano si consuma, diventa pura voce, che risuona nelle valli e negli antri, inquieta e infelice. Narciso morirà di lì a poco, cercando di abbracciare la bella immagine di cui si è invaghito: la sua, specchiata nell’acqua.
Ottilie è l’eterea, poetica donna di cui s’innamora perdutamente Edoardo, marito di Carlotta. Trascinata verso Edoardo da una attrazione che si pretende irresistibile e soprannaturale, Ottilie finisce per essere involontariamente la causa della morte del bambino concepito dai due coniugi in un amplesso senza passione. Mostruosamente, o mirabilmente a seconda dei punti di vista, il bambino ricorda nei tratti non i genitori, ma Ottilie e il Capitano, la donna e l’uomo a cui rispettivamente Edoardo e Carlotta pensavano al momento del suo concepimento. Divorata dal senso di colpa per aver lasciato cadere il bambino nell’acqua durante una traversata in barca, Ottilie si lascia morire di fame. Di lì a breve la segue nella tomba Edoardo.

Di Narciso è inutile parlare. Il personaggio è noto e la parola narcisismo oggi la usano un po’tutti, anche gli studenti di prima media sanno cosa significa e si divertono ad accusarsi reciprocamente di narcisismo. Non si offende nessuno: i Narcisi di oggi non annegano, anzi, sono i più furbi di tutti: dalla vita si prendono il meglio. O almeno, questo è quello che si crede. Questo il messaggio che passa.
L’Edoardo di Goethe, meno conosciuto forse, non ha una psicologia diversa da quella di Narciso. Viziato e fissato alla propria passione per la giovane, fugge quando viene a conoscenza del bambino che la moglie Carlotta ha in grembo. Vorrebbe infatti divorziare e affondare nella passione con Ottilie, da cui si sente irresistibilmente attratto. Ovvio, è il suo complementare: tanto lui è determinato, appassionato, perfino esplosivo e radicale nelle sue passioni, tanto è sicuro del proprio valore e di essere oggetto dell’altrui ammirazione, quanto Ottilie è insicura, introversa, timorosa delle proprie scelte, erratica e silenziosa. Silenziosissima anzi. Difficile da comprendere, negata alla vita sociale e alla chiacchiera come pochi altri. tutta ritirata dentro di sé. Per questo il narcisista Edoardo è così attratto da lei, morbida creta che il suo io artistico, incapace di riconoscere valore fuori di sé, può plasmare. Ottilie è figura dell’ anima di Edoardo, il quale nessun’altra donna può amare se non quella che riproduce il suo mondo interiore. C’è nel suo rapporto con la sua anima ( e con Ottilie) qualcosa di mortalmente esclusivo, infantile, ottuso, che porta al totale rifiuto della realtà. Per questa ragione Edoardo non può dare i propri tratti a un figlio, nella maniera in cui generalmente lo fanno i padri. In lui non c’è il principio generativo paterno che si compiace in un altro. Edoardo si compiace solo di se stesso e della sua intimità. Seducente finché si vuole (i Narcisi lo sanno essere anche molto ma generalmente, conosciuti bene, deludono. Troppo vuoti, sterili, incapaci di generare figli destinati a sopravvivere). Edoardo è in verità freddo: terribilmente freddo, in primo luogo col bambino e con la moglie, la quale, pur amando un altro, cerca di salvare il matrimonio all’interno del quale ha concepito un figlio.
Il bambino potrebbe essere la salvezza di tutti, liberando i personaggi dai fumi alcolici di passioni malsane e restituendo alle relazioni che li legano la loro spiritualità. Ma la fissità di Edoardo e Ottilie è assoluta, non ammette cambiamento: il bambino deve morire. E infatti muore, annegando come Narciso. Ottile si lascia poi consumare come Eco. Nel suo caso la consunzione comporta il radicale rifiuto del cibo, che è rifiuto della realtà vissutaa come cattiva: un caso di vera anoressia.

Frequentando il mondo dei miti e delle fiabe, ho imparato che personaggi presentati all’interno della narrazione come antagonisti rappresentano al contrario le due facce della stessa realtà. Sono inseparabili e uno confluisce nell’altro, nel momento in cui si estremizza e si pretende immutabile.
Peter Pan e Capitan Uncino (l’adulto che non vuole crescere eterna Peter Pan, ma non sa essere tenero con i bambini, i legittimi Peter Pan, non li ama, anzi...è troppo occupato a provare tenerezza per sé , per il resto è arido e arcigno), Biancaneve e la Regina cattiva (Le Biancanevi che simulano un’innocenza e una freschezza incompatibili con l’esperienza della vita, di solito nascondono un’insensibilità che si manifesta brutalmente davanti alla bellezza e all’ innocenza altrui di cui provano invidia).
Ottilie non può proteggere il bambino: il suo sé strozzato, ai limiti dell’autismo, è fatalmente infanticida. Le manca completamente il principio femminile capace di trasformarla in una vera madre. E per quesa ragione non può nemmeno perdonare a se stessa: il perdono è l’espressione di una personalità matura, capace di dare vita al padre e alla madre dentro di sè.

Il nostro dicevamo è un mondo di Narcisi. Meno male si suggerisce da più parti: quanti slogan e quante immagini televisive invitano a fare l’amore con se stessi (“con il sapore”, cioè con il proprio assaporare), a prenderci decisamente quanto ci piace.
Però è anche un mondo dove ogni anno migliaia di ragazzine muoiono di anoressia, si lasciano consumare dal sogno folle di Ottilie. Scivolano silenziose al di là del muro e di loro non resta neanche la voce. Di qua, la festa continua, fino a quando non si sa. Milioni di Narcisi sono pronti a dimenticarle e a giurare che questo, proprio questo è il migliore dei mondi possibili.
Non è così: accanto a un’anoressica c’è sempre Narciso, dentro un’anoressica c’è Narciso.
Per uscirne, ragazze, bisogna annegarlo. Dovete farlo prima che lui si anneghi trascinando sott’acqua anche voi. Ingenue Ottilie.

2 commenti:

  1. grazie ariemma
    se hai qualche riflessione da aggiungere fallo pure, sto cercando di capire come e in che misura miti e archetipi possono non solo aiutarci a comprendere ma anche a guarire.
    Ciao

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