mercoledì 1 aprile 2009

Florilegio poetico


Oggi, primo giorno di un aprile che si annuncia piovoso, si procede sprofondando in sbadigli color perla. Viene voglia di leggere versi struggenti, di assaporare quel poco di strazio che rende migliori, più vivi...

Da “Forse un viso tra mille”
di Umberto Bellintani

Passo di viso in viso e ritrovo il fanciullo
che un crudo morbo mi tolse alla schiera
degli astuti nel gioco dei banditi.
Ha nelle mani il suo arco di robinia
ed è forato nel piede, mi conduce
sulla strada di un dolce ricordo.

Ezio, mi senti? Sono io,
sono io qui venuto alla tua tomba
e t’ho portato un coccodrillo modellato
colle mani di allora.

I veri amici sono morti ad uno ad uno
e chi da morte non mi chiama non ha il volto
che amavo, il volto dell’infanzia.

***
O tu che vivi al mondo che fu mio,
fanciullo sorridente oltre il fiume,
se un giorno per ventura dentro un bosco
udissi in voce d’albero richiedere
del bimbo che godeva in fra i suoi rami
rispondi nche dal tempo fu rapito.

da "Giornata"
di Sebastiano Aglieco

Della casa, dicevo
di come ci tiene alle pietre
al mondo che ci sorpassa
con la velocità di un tuono.
Il mondo, com’era una volta
un tempo che non conoscevamo
noi non lo sapevamo così
saremmo morti d’inedia piuttosto che fermarci
calmarci nella parola che adesso vince.

***

La casa ha un’ombra dietro, e davanti
una luce adesso sotterrata.
Un’altra casa, come un muro fitto
infinitamente straniero, ci offre questa parola.

Adesso è mattina
i bambini aspettano il nome conclusivo
il quaderno è aperto e si lasceranno guardare.
Ma tu non fingere la pietà
non lasciare la consolazione ai morti
piuttosto bevi da questa polla d’acqua
dì che sono le lacrime del
cielo che ci nutrono

da "Messagi segreti"
di Alberto Bevilacqua

Quel che congiunse
vado al passo
con te che non ci sei, che mai più
prenderò sottobraccio
per sapere
godere
il quieto rasoterra delle cose
-quanta brezza dagli argini, e rondini
guerresche dai tigli,
quanto mi brucia negli occhi
di te, che mi rassomigli!

fu il piacere supremo
che un sogno ebbe di me,
non io del sogno, non io,
e lo specchio
destinatario
degli occhi di una donna inabitabili dai miei
... si è già tumefatto il tuo morso d’addio
ma ci vorrà
per cancellare i tuoi denti
il mio scontento di anni
per il tuo
solo momento di grazia

... gli anni non trascorsero per noi
fummo noi i loro inverni e primavere
noi stratagemmi del loro terrore
di raggiungere infine l’infinito
- siamo salpati
talmente in fretta
da dimenticarci la nave

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