domenica 5 aprile 2009

L'amore per le cose: dare del "tu"


Sempre a proposito di amore per le cose.
Se mi chiedessero cosa distingue l’uomo da tutte le altre creature, forse risponderei che l’uomo è l’unico che fonda il “tu”. L’unico a poter dare del “tu” a tutto quanto lo circonda. L’unico per cui le cose, il mondo, gli altri, dio...sono un “tu”.
Perché ci sia la coscienza di un "tu" ovviamente ci deve essere quella di un “io”. E l’uomo ce l’ha. Se l’uomo perde la capicità di dare del “tu” al mondo allora fallisce il senso e lo scopo del suo essere al mondo e porta con sé, nell’abisso, l’intero universo.
Adamo ebbe il compito di dare i nomi: cosa significa? Se l’attribuzione del nome implica un giudizio, un definizione, allora più che a un “tu” potrebbe far pensare a un “esso”. Ma, riflettendo, dare i nomi alle cose è il passo che si deve necessariamente compiere per poterele chiamare. La conoscenza (il giudizio) in questo caso sembra subordinata e finalizzata all’evocazione poetica: chiamando le cose, trascinandole in una relazione di infinite reciprocità e corrispondenze in cui ciascuno è "io" e al tempo stesso "tu" dell’altro, le cose escono dalla loro passiva ottusità e vengono così all’esistenza.
A questo proposito trovo illuminanti (e bellissimi) questi versi di Vivian Lamarque:

Queste conchiglie
Queste conchiglie che ho trovato
saremo noi
noi acquietati levigati
senza più dolori
di bei colori
poseranno le orecchie su di noi
per ascoltare
che rumore fa
il mare

da “Una quieta polvere”, Mondadori, Milano, 1996

2 commenti:

  1. In una delle sue rarissime prose poetiche Aldo Capitini scrive "La mia nascita è quando dico un TU".

    Enricodelea

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  2. e Romano Guardini scrive: "Dio è il Tu dell'uomo".
    Ciao

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