giovedì 23 aprile 2009

Poesia immortale e umano sentire



Dalla poesia viene un piacere che, si dice, oggi in pochi sanno apprezzare. Un piacere elitario, per spiriti eletti. Il che equivale a dire, secondo alcuni pessimisti, per quattro gatti. Quattro gatti disadattati e introversi.
Sembra così, a guardarsi in giro. Eppure, qualcosa in questo modo di vedere le cose non mi convince.
La poesia ha nutrito nei secoli l’anima dei popoli, dei ricchi e dei poveri, delle persone colte, istruite, e degli analfabeti, dei sapienti e degli sciocchi. Sì, anche degli sciocchi.
Com’è che ora non è più così? che cosa è cambiato? Il cuore degli uomini ha chiuso porte e finestre alle gioie dell’ascolto e della poesia?

Della poesia gli uomini hanno bisogno. Gli uomini di oggi come quelli di migliaia di anni fa.
La poesia è la parola che dà la visione. Evocando dal magma di un sentire indistinto la forma, infiamma l’entusiasmo, la passione, ed esalta la vita. Che è esattamente quello a cui ciascuno dal profondo aspira: la pienezza, l’intensità del sentire. E a questa struggente, incessante aspirazione Leopardi ha dedicato numerose pagine dello Zibaldone, diverse Operette Morali e molti versi.
Chi non vorrebbe bere a una simile coppa, quella della parola, quando sa farsi foriera di emozioni, quando la posta in gioco è così alta? Perché si tratta del sentire, e l’uomo brama il sentire, che è la vita stessa. Il “sentire” è il “sentiero” che conduce oltre i pascoli del già noto. Per verdi e vasti che possano essere infatti, essi finiscono col giungere a noia. Terribile forma del sentire in cui si rivela l’esiguità dell’essere rispetto al desiderio.
E’ il tedio tragico dell’uomo leopardiano che considerando l’universo e il numero incalcolabile di mondi, costellazioni, galassie che lo compongono, ne constata e ne denuncia l’insufficienza: troppo piccolo per l’anima dell’uomo, che brama l’infinito (e anche, “all’infinito”). Soltanto l’illusione (la vitale speranza carica di promessa, profumata e splendente come un archetipo) può salvare dalla noia mortale, resuscitando il sentire sopito.
Riscoprire il sentire in tutta la sua seducente pienezza, come quello a cui ci avvia la parola poetica, è il trampolino di lancio verso gli spazi aperti in cui l’infinito gioca con noi, ci scioglie i capelli, ci slaccia i vestiti, ci ricrea interioremente e ci fa sentire come parti eterne di un tutto.
Esperienza estatica e orgiastica che oggi giovani e non giovani cercano in altro modo. Con l’alcol o le droghe, o altri succedanei più o meno meno pericolosi ma sempre squallidi. Tutte scorciatoie che, bruciando le tappe, troppo presto espongono alla luce di un sapere-sapore che acceca e disgusta. Piacere effimero, narcisistico e masturbatorio: non lascia nulla. Come scrivere o leggere sulla superficie dell’acqua.
Un popolo che non ama la poesia scrive la sua storia sull’acqua. Conosce i segni dell’alfabeto ma non sa né la parola nè il discorso: ignora la magia della prima e la luminosità del secondo.
E i poeti di un simile popolo spesso dimenticano la missione che gli è propria. Che è in fondo quella di condurre l’altro (il lettore-poeta, poiché nella poesia ogni lettore è al tempo stesso co-creatore) nell’intimo di quella segreta mangiatoia che è per ciascuno il proprio cuore. Invitarlo a servirsi della carne, del sangue, dei muscoli del proprio sentire. Un approccio autoterapeutico al cancro dell’accidia. La fonte di un eterno zampillare.
Ma perché ciò avvenga, è indispensabile che i poeti di oggi, i grandi poeti letti e conosciuti, ritornino a parlare il linguaggio spontaneo, immaginoso, schietto,“popolare” delle emozioni e delle grandi passioni. Troppo spesso i loro versi non placano la sete di chi fiduciosamente li cerca, bramando attraverso di essi l'unione col proprio sentire: l’immaginazione, il sogno, la rimembranza... Insomma, la Vita!

3 commenti:

  1. Mio indissolubile contatto fra l'anima e la vita,
    la poesia è miniera - è seme che feconda e plasma il pensiero, l' avvolge e lo circonda, l'ilumina e solleva.
    Ritemprante giaciglio.
    Ossigeno, ai passi del quotidiano.
    .
    Luciana - comoinpoesia.com
    .

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  2. Leggendo Zambrano “ la poesia non può rinunciare al dolore e al sentimento; essa serba così memoria delle nostre pene”
    non meravigliamoci dell’assenza di poesia in società intrise di buonismi ipocriti
    dici “..il cuore degli uomini ha chiuso le porte..”meglio sarebbe dire che gli uomini hanno sbarrato le porte al cuore relegandolo a semplice organo fisico

    non più un Io che parla a un Tu
    alle vibranti parole del cuore espresse dal poeta sono state preferite le asettiche analisi della gendarmeria della ragione, si è scambiato l’esercizio del pensiero con l’esercizio della riflessione

    oggi c’è solo un brulicante vociare, un chicchiericchio interiore, l’arroganza del potere della parola
    le viscere hanno preso il posto della luce del cuore falsandone i ritmi.
    Le parole non dette pesano al cuore degli uomini e saranno liberate solo attraverso il costante esercizio dell’umiltà.

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  3. http://blog.libero.it/ViaggioPoesia201/9423588.html

    la poesia è l'ombra di te e dell'universo, fermarsi a guardarla
    ogni tanto consola...

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