mercoledì 15 aprile 2009

sposarsi con l'orco


Credo pochi ignorino la bella storia del rapimento della leggiadra Persefone , unica figlia della dea dei frutti e delle messi Cerere, da parte di Ade. Colpito da una delle midicidiali frecce di Cupido su istigazione di Afrodite, (cui dispiace che un terzo del mondo -quello sotterraneo- non subisca il fascino di Eros e le seduzioni del desiderio), il dio degli Inferi s’invaghisce a tal punto della giovane Persefone, sorpresa mentre raccoglie fiori con infantile entusiasmo nei pressi della porta dell’averno, da rapirla con la forza e condurla nel suo regno.
La brutale modalità con cui la fanciulla è sottratta alla tenerezza della madre e delle compagne è quella tipica di Ade, dio del possesso e dell’accumulo. Geloso custode dei tesori che si celano nelle viscere della terra. Persefone è pensata allo stesso modo di uno di quei tesori. La sua freschezza primaverile non sembra capace di suscitare, sentimenti nuovi di tenerezza o meraviglia contemplativa in chi per natura è solito fagocitare la vita più che ammirarla.
Ho pensato a Persefone oggi leggendo sul Corriere che in Arabia saudita una nuova legge innalza a sedici anni l’età del matrimonio, ponendo fine ( almeno formalmente) ai matrimoni tra maschi adulti prossimi all’età della pensione e povere fanciulle che ancora giocherebbero con le bambole. Scopro, leggendo l’articolo, che nello stesso paese una madre si è da poco vista annullare la richiesta di annullamento delle nozze della propria figlioletta di 8 anni con un uomo di 58!
Ogni cultura ha le sue tradizioni, va bene, le sue tappe e il suo modo di configurare le fasi della vita. Il diritto internazionale dei bambini, maturato in un contesto di valori decisamente occidentale, considera tutti i minori ancora bambini. E su questo ci sarebbe da discutere, in quanto va in direzione contraria all’abbassamento dell’età dei primi rapporti sessuali e in generale alla precoce erotizzazione dei minori prodotta dal consumismo che negli ultimi decenni ha investito anche la sessualità banalizzandola. Però otto anni sono davvero pochi, pochi anche in quelle culture in cui l’adolescenza è ancora un periodo di passaggio, come lo era in Occidente fino agli anni del boom economico.
Otto anni, ci insegna la psicologia, sono il minimo sufficiente per acquisire il senso di realtà: prima c’è Santa Klaus, la Befana e gli animali parlanti. E poi, con un uomo di 58: non suo padre, suo nonno! Almeno la sposa bambina di Fenoglio veniva maritata a un adolescente rozzo e goffo finché si vuole, ma ancora adolescente. Ancora passibile di mutamenti. Non così distante di età da poter essere soltanto obbedito. Abbastanza malleabile da essere la Bestia che la Bella ammansisce e salva.
Ma chi salverà queste bambine? e quanto dolore è ancora necessario, quante esistenze dobbiamo sprecare perché alle donne venga concessa una vita non dico felice (la felicità è un'altra cosa) ma dignitosa, accettabile?
Vero che la mia indignazione è occidentale, come il mio concetto di intollerabilità dell’offesa e di umana sopportazione . Ma otto anni, lo ripeto, sono pochi in tutte le culture. Maometto sposò una bambina di 11 anni. Beh, 11 non sono 8. E poi da Maometto, dal grande profeta, non posso che aspettarmi una grande comprensione e tenerezza.
Fortunatamente, l’Ade di 58 anni dovrà attendere l’età dello sviluppo prima di consumare le sue nozze: lo impone la legge . Speriamo glielo imponga anche la sua sensibilità e il suo desiderio. Speriamo che non sia uno squallido pedofilo.
Il mito si sa come finisce: Persefone la libera la madre, che, pazza di dolore, dimentica i suoi doveri e lascia morire germogli e frutti, devastando la terra. Temendo la distruzione totale, gli dei interverranno, constringendo Ade a liberare Persefone, la quale purtroppo si è contaminata col mondo dei morti mangiando alcuni semi di mealgrana. A quel mondo resterà pertanto “invischiata” e vi dovrà trascorrere una parte dell’anno (quella che corrisponde all’inverno): primavera ed estate potrà trascorrerle in compagnia della madre, la quale ne trarrà la giusta gioia senza la quale non cè né fioritura nè crescita.

Chi salva Persefone? Una madre potente, amica di potenti e temuta. E chi salverà le bambine di sette-dodici anni costrette a sposare uomini lontani mille miglia dai loro sogni e dal loro desiderio? Perché pare che laggiù, in quei paesi distanti che non sono il nostro, le madri non contino granché.
Una mamma chiede che venga annullato il legame della sua bambina con un nonno-orco ( matrimonio che evidentemente è stato invece autorizzato dalpapà della piccina). Richiesta respinta.
Qualcuno dice che non dovremmo interferire in questioni riguardanti altri mondi altre culture e civiltà. Però, a pensarci bene, che si voglia o no siamo tutti cittadini del villaggio globale. Da quei mondi “altri” noi facciamo arrivare materia prima, carburante, frutta, legname... Con quei mondi noi trattiamo in continuazione, concordiamo scambi, prezzi ecc... E poi, all’improvviso, davanti alle spose bambine, ci ricordiamo che quello non è il nostro mondo e che cacciare il naso negli affari altrui non sta bene.
Ha ragione Claudio Risè quando dice che in Occidente si avverte il vuoto lasciato dall’assenza del padre, e insieme l’invasività di un materno degenerato e soffocante che priva gli individui di verticalità e di nobiltà.
Ma accanto a questa, c’è un altra realtà, con cui anche noi abbiamo continuamente a che fare e da cui ogni tanto ci troviamo “macchiati”: quando le “nostre” donne, le “nostre” figlie ne vengono offese, ferite, brutalizzate. Una realtà dove il femminile, se anche conta (o forse proprio per contare qualcosa, per non essere del tutto distrutto) deve rimanere nell’ombra: come Persefone, “signora del buio”. Dove le madri non possono nulla, non hanno a chi rivolgersi e chi pregare.
Chi può, chi "conta", non può restare a guardare. E non si tratta ovviamente di fare i marines che insegnano la democrazia con la didattica delle bombe intelligenti. Ci sono altri modi e l'Occidente europeo, così colto, così ricco di diplomazia, così raffinato, non dovrebbe far fatica a trovarli. Basta non fare gli indifferenti.

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