sabato 9 maggio 2009

La Rosa e l'anima


La storia dell’occidente comincia con Europa che, rapita dal Toro celeste in cui si è mutato Zeus e condotta fino a Creta, dà alla luce tre figli. Uno di loro, Minosse, sposerà Pasifae, bella regina infelice a cui toccherà di espiare l’atto di tracotanza commesso dallo sposo ai danni di Poseidone: brucerà di passione per il bellissimo toro che Minosse non aveva voluto dare in sacrificio al dio del mare e dalla sua unione con il toro nascerà il mostruoso minoaturo.
Pasifae, Europa sono tutte manifestazioni della divinità femminile lunare che si accoppia con il Toro celeste, principio maschile fecondatore. Pasifae, come ricorda Alfredo Cattabiani nel suo Planetario, è “colei che rischiara”, Europa “ha gli occhi grandi”.
Cifre dello splendore, esprimono la bellezza dell’Essere. L’Essere colto nel miracolo del suo apparire. Puro sfolgorio di presenza.
Non è un caso se il pianeta che domina il segno del Toro astrale è Venere, il pianeta che visto dalla Terra supera in luminosità qualsiasi corpo celeste, tranne ovviamente la Luna e il Sole.
L’affresco di Palazzo Schifanoia a Ferrara mostra, nella parte dedicata al segno del Toro, la dea Venere, in piedi su un carro trainato da due cigni lungo un corso d’acqua. In ginocchio, ai suoi piedi e legato, Marte, dio della furia dirompente che si riconosce vassallo della dea (almeno sotto il Toro).Venere tiene fra le mani due mele e porta intorno alla testa una corona di rose. Il dipinto è un tripudio di freschezza, vita, regalità, che la presenza della rosa sottolinea e al contempo rende più grande, “magnifica”.

Il Fiore, ogni fiore, è parola. Cos’altro se no? Che bisbigli, come la viola o il narciso selvatico; che strilli come il geranio o la primula; che urli come il girasole; che plachi come l’ortensia; che tolga il respiro, come fa il fiordaliso... ogni fiore è parola. E nell’orto odoroso di queste parole la rosa è regina.
Nessun fiore come la rosa sa esprimere la vita in senso assoluto, senza alcuna parentela con la morte. Vero che è stata spesso il simbolo dell’effimera giovinezza e dell’inevitabilità dello sfiorire. Ma non c’è niente di tragico in questa ciclicità della vita vegetale, in questa perennità del mutamento in cui solo il divenire è per sempre. Altri fiori, come il giglio ad esempio, si sono saldati all’immagine della Madre, della Vergine Madre (madre per statuto ontologico). Ma qualcosa di loro (il bulbo, l’attrazione fatale per l’acqua in cui amano specchiarsi o altro ancora) li contamina di morte. La rosa no. Se compare presso i sarcofagi è per segnalare la vita eterna, la resurrezione a cui nessuno può sottrarsi.
Fiore dell’eternità della luce. Fiore che la tenebra teme.
Melville si curò della depressione che l’aveva colpito coltivando rose e la rosa ha un posto centrale nella mistica cristiana e musulmana, forse a causa dei suoi petali che si dipartono concentrici richiamando l’immagine dell’Uno e delle sue molte emanazioni.
Ancora prima, presso gli Egiziani, la rosa era il fiore di Iside che rimette insieme i pezzi di Osiride, smembrato e disperso dal malvagio Seth, rappresentato invece come un asino (simbolo della caduta originaria e del disordine).
Le rose, mangiate all’alba, fresche di rugiada, permettono al povero Lucio del romanzo di Apuleio di abbandonare le odiose spoglie di un somaro e di ritrovare la forma umana: finalmente purificato, integro e pronto a indossare i panni del sacerdote di Iside.
La rosa è anche passione. Per questo forse è stata spesso associata alla passione di Cristo. Di legno di rosa sono fatti i rosari, a forma di rosa è stato talvolta immaginato il Graal e spesso il cuore di Gesù trapassato da una freccia è iscritto in una rosa araldica.
La rosa si accompagna in più di un’occasione a un uccello dal piumaggio poco vistoso ma dal canto melodioso che risuona notte e giorno: l’usignolo.
Tutti conoscono la fiaba straziante di Oscar Wilde ma in occidente spesso si ignorano i bei versi della lirica persiana che vede nell’uccellino musicale l’immagine dell’anima: commosso dal profumo della rosa e spinto all’amore per le cose celesti, l’usignolo-anima vola in cerca dei piaceri spirituali nell’orto delle fragranze: il Giardino delle Rose, immagine della beatitudine e del paradiso.
La rosa richiama anche la gnosi, conoscenza profonda cui non la logica conduce ma l’intuizione mistica, a-logica, e l’ascesi. La rosa che copre coi suoi petali il centro da cui si diparte con i bei petali, cela l’oggetto di un sapere iniziatico, segreto, a cui si allude e continuamente, per gradi gerarchici, si rinvia. Ma non rivelabile.

Oggi la scienza botanica ha reso disponibili moltissime specie di rose: esemplari con centinaia di petali e di tutti i colori. Peccato però siano in gran parte privi di quella speciale fragranza che un tempo, a maggio, riempiva l’aria (esperienza di meraviglia ai limiti dell'indicibile: “lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno”). Troppa tecnica, anche nell’arte del giardiniere, il quale, come i fiori di cui ha cura, ha perso il fascino che il suo archetipo ispira, riducendosi ad essere (da sacerdote del bello) un semplice perito del florovivaismo.
La fragranza che inebriava l’usignolo (l’anima) e lo spingeva a cercare oltre la meschinità del presente le gioie dello spirito se n’è volata via.
Viviamo in attesa del suo ritorno.
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2 commenti:

  1. Grande popolo quello egizio, popolo senza pensieri, prerogativa dei greci,
    popolo che rifletteva; così la Luna era colei che dava conoscenza agli Uomini.
    Iside, altro nome con il quale era designata la Luna, nutriva Osiride, il Sole, lo rigenerava ogni notte.
    Il femminile lunare rifletteva e conteneva il maschile solare e ogni notte lo generava dando senso all’esplosione della sua furia che emanava raggi di fuoco direzionandoli ovunque.
    La polarizzazione della luce lunare, luce senza ombra, dispensava la vita.
    Così i Fiori, tutti i Fiori, espressione femminile della Luna, come la Luna, riflettono le istanze del Cuore: gioia, dolore, amore; i Fiori non hanno bisogno di parole perché le parole sono pensiero e il pensiero è logica, catalogazione.
    Riflesso del Sole, la Luna, i Fiori, ricevono il suo calore e nutrono, maree, colture, api, tutto sotto l’influsso lunare riceve e poi dà,
    come il femminile in genere riceve e poi dà nutrimento, crea,
    non a caso la Luna è collegata all’Acqua, come la Rugiada di Apuleio, e l’Acqua è principio femminile ed aiuta “ad abbandonare le odiose spoglie di un somaro e di ritrovare la forma umana: finalmente purificato, integro e pronto a indossare i panni del sacerdote di Iside” – un Uomo che si fa sacerdote di una Donna – grande popolo quello egizio.
    Lucio

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