lunedì 4 maggio 2009

Maggio, mese al femminile: Fernanda Romagnoli


Il mese di maggio è un mese tutto al femminile, come la costellazione che domina il suo cielo con uno splendore regale. Il Toro infatti è famoso per i due gruppi di stelle: le Iadi e le Pleiadi, situate rispettivamente sul muso e sul collo del poderoso animale.
E’ un mese che voglio in primo luogo dedicare a una poetessa poco nota, nata a Roma nel 1916 e morta al termine di una lunga malattia, nel 1986. L’originalità dei suoi versi nel panorama della poesia italiana ha avuto degli importanti riconoscimenti ufficiali, che, giunti tardivamente, sono presto caduti nel nulla. Cosa che spesso accade dove non c’è memoria. Stupisce però che in una tradizione letteraria tanto “classica”, tanto legata al suo passato, come quella italiana, sia proprio la memoria a fare difetto. Più forte il conformismo o la tendenza a confondere il peso dell’opera con il "volume" dell’autore, più o meno importante, più o meno ingombrante, più o meno capace di assorbire energie nell’ambiente degli addetti ai lavori?
La poetessa è Fernanda Romagnoli, a mio avviso una delle voci più belle, più autentiche della poesia del Novecento. Io l’ho incontrata per caso, un po’ di tempo fa. Cercavo informazioni su un’altra poetessa, Daniela Bisutti, che ha curato insieme alla figlia di Fernanda, Caterina, la pubblicazione dei versi raccolti in Il Tredicesimo invitato e altre poesie.
Adesso tengo il libro sul comodino. E di una cosa sono sicura: non lo dimenticherò.

Da Il tredicesimo invitato (Ed.Libri Sheiwiller, 2003, a cura di Donatella Bisutti)

Il tredicesimo invitato

Grazie – ma qui che aspetto?
Io qui non mi trovo. Io fra voi
sto come il tredicesimo invitato,
per cui viene aggiunto un panchetto
e mangia nel piatto scompagnato.
E fra tutti che parlano – lui ascolta.
Fra tante risa cerca di sorridere.
Inetto, benchè arda,
a sostenere quel peso di splendori,
si sente grato se qualcuno casualmente
lo guarda. Quando in cuore
si smarrisce atterrito “sto per piangere!”
E all’improvviso capisce
che siede un’ombra al suo posto:
che –entrando- lui è rimasto chiuso fuori.

Falsa identità

Prima o dopo qualcuno lo scopre:
io sono già morta
da viva. E’ di donna straniera
la faccia tra i capelli in giù sporta
che subito si ritira,
l’ombra che dietro le tende
s’aggira di sera,
il passo che viene alla porta
e non apre. Suo il canto
che intriga i vicini coprendo
i miei gridi sepolti. qualcuno
prima o poi lo scopre. Ma intanto...

Lei a proclmarsi non esita,
lei mostra il mio biglietto da visita.
Io nel buio, in catene, a un palmo
da voi di distanza, sul muro
graffio questa riga contorta:
testimonianza che mio
era il nome alla porta, ma il corpo
non ero io.

Rito

Mia madre celebrava la mattina
con un caffè solitario.
Filtravano dalla cucina
neri aromi in un chiaro di gesso.
Toccavano rumori la parete
per farsi indovinare
da me, che silenziosa
sorridevo nel buio “vi conosco!”

Mia madre la mattina
stava sola là, come Dio
sta sulla terra e sul mare.
Prendeva il giorno nelle sue mani rosse.
Ribattezzava oggetto per oggetto,
assegnava alle cose il loro posto.
Come farà, che adesso
sola fatica delle sue mani è stare
incrociate sul petto.

1 commento:

  1. La condizione della donna è la diaspora che nell’attualità appare enunciata dal confronto con le culture migranti, sebbene da almeno due millenni le nuove religioni vi apposero dei marchi etici che al confronto con la moderna percezione del diritto e del giusto mostrano notevole obsolescenza. Dal Gennaio 2011 un nuovo testo disquisisce la tematica esponendo le basali induzioni che producono un approccio etico sminuente o subordinante nei confronti della femmina e adeguato anche alla stregua di manuale per prevenire i pericoli nascosti nei moti interpersonali, qualora le religioni vi aggreghino un influsso di rilievo. L’argomento primario è implementato con una scansione della vita di Gesù nella Galilea, osservata con uno scrupolo investigativo moderno e adeguato nell’evidenziare degli aspetti denotanti gli errori interpretativi, che i padri fondatori della Chiesa Cattolica potrebbero aver commesso, e gravato sulla figura femminile. L’occidente è sede della cultura emersa dominante nella storia e la questione “condizione della donna” come la conosciamo è anzitutto la deriva più eclatante delle impostazioni della Chiesa Cattolica ai suoi primordi. Aiuta inoltre a comprendere gli eventi del nostro tempo, quando le religioni appongono dominanti ruoli identificanti.
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