venerdì 24 luglio 2009

I fai da te del cambiamento e lo Spirito



Anni fa ho avuto come studente un ragazzo psicotico caratterizzato da una profonda frustrante disistima di sé (accompagnata da vergogna e sensi di colpa micidiali) a cui inconsapevolemente reagiva con una costante e ahimè improduttiva tensione al rinnovamento. Si viveva come una sorta di principe ranocchio che qualsiasi situazione un po’insolita (reale o immaginata) poteva trasformare in un bel principe: “... da quando ho visto al cinema Il signore degli anelli, da quando ho avuto un certo sogno, da quando mi sono messo a disegnare, da quando ho conosciuto una ragazza... sono un altro ragazzo, una persona tutta diversa”. Non era vero, e presto se ne rendeva conto, reagendo con pianti disperati e rabbia. Era sempre lui, povero Paolo (nome immaginario),. Lui, con la sua spaventosa solitudine e il brutto carattere che gli alienava la simpatia di gran parte dei compagni.
Tuttavia non era pazzo. Almeno io non l’ho mai considerato tale, neppure quando prendeva a calci le sedie o inveiva contro i coetanei (a cui invidiava evidentemente la "normalità"). Del resto, non era forse giustificato? la psicosi fa cin cin con la peggiore delle forme di emarginazione, quella che non permette all’individuo di solidarizzare con le persone come lui. E’ la “ morte sociale”.
Non era pazzo o, se lo era, solo un pochino più dell’uomo degli ultimi trent’anni. Quel bisogno ossessivo di cambiamento, infatti, io lo vedevo in agguato ovunque intorno a me. Molla del consumismo è infatti il costante bisogno di rinnovamento: l’atto del “mangiare” ( e il consumare è un mangiare) introduce al processo del rinnovamento e del “ricambio”. E anche viaggiare, andare a scoprire terre lontane, paesaggi immacolati, risponde allo stesso bisogno di rigenerazione. Tornare “rinati” dalle vacanze, l’abbiamo detto spesso, ma il più delle volte quel “rinati” si traduceva semplicemente in “riposati”, niente di più.
Ma, perché tanto desiderio di rigenerazione, e proprio negli ultimi trent’anni, quando siamo meglio nutriti, vestiti, educati, istruiti, delle generazioni precedenti? Loro sì che non si spostavano mai. Che conservavano lo stesso cappotto, lo stesso lavoro, la stessa bicicletta, perfino gli stessi amici per tutta la vita.
Cos’è successo? Forse è cresciuto il numero di persone che, come Paolo, non si amano e non si piacciono?. Magari perché costrette a misurarsi con modelli di normalità e di accettabilità che tanto normali poi non lo sono: uomini e donne bellissimi, sempre giovani, tonici, in forma. Uomini e donne che una volta sarebbero stati contemplati con l’ammirazione che spetta alle eccezioni.
Altra ipotesi: non abbiamo più rituali di purificazione, anche questi sono stati “privatizzati”, divenendo momenti di consumo: dal cinema, al megaconcerto, alla sauna, alla palestra, alla sala operatoria del chirurgo estetico, allo studio dell’analista: tutti momenti “catartici”. Tutti inadeguati, incapaci di soddisfare profondamente il bisogno di essere nuovi, di liberarci di noi. Forse perché, com’è stato acutamente osservato, il bisogno di rinnovamento è il bisogno di essere “riconcepiti”. Qualcosa che non dipende completamente dalle nostre forze. Ridurlo a una sorta di fai da te è disastroso: ancora fonte di nevrosi, di senso di inettitudine e perciò disistima.
Il fai da te è inevitabilmente destinato al fallimento perché solo l’ “altro” da me può deporre il seme del cambiamento “in” me: io, da solo, posso solamente procedere a una riorganizzazione e a una diversa distribuzione delle carte, che non cambia la sostanza del gioco. L’altro è lo Spirito. Il Tu intorno a cui ruota l’essere come il sistema dei pianeti ruota attorno alla sua stella.

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