venerdì 4 settembre 2009

Bernardo Silvestre, Cosmografia


Bernardo Silvestre, insegnante presso l’abbazia di Tour tra il 1130 e il 1140, amico e forse allievo di Teodorico di Chartres, fu teologo ed elegante scrittore.
La sua opera più nota è Cosmografia, che tratta dell’origine del mondo e dell’uomo accogliendo gli insegnamenti della celebre scuola di Chartres e del Timeo platonico (che b. sostenne di aver commentato).
Nell'universo di Bernardo l'uomo del XII secolo limpidamente si specchiava e riconosceva se stesso. Nessuna meraviglia se gli storici hanno indviduato proprio in quel secolo gli splendidi segni della "rinascita".


Bernardo Silvestre
COSMOGRAFIA, Microcosmo
(Da: Il divino e il megacosmo. Testi filosofici e scientifici della scuola di Chartres, Rusconi 1980)

I
[Provvidenza descrive a Natura le bellezze del mondo]

1. [D 121; B 33] Provvidenza che, a questo punnto, già si compiaceva dello splendido e ornatissimo allestimento del mondo sensibile, chiama Natura perché guarrdi ammirata e goda di quelle cose alla cui esornazione aveva anelato con tanta passione. «Ecco,» dice« il mondo, o Natura, che io ho fatto nascere dall'antico semenzaio, dal primordiale disordine, dalla massa confusa. Ecco il mondo, sagace ideazione dell'opera mia, splendida costruzione, manifestazione maestosa delle cose, che io ho creato, che ho formato con cura assidua, cui, con accorttezza, ho dato estensione secondo l'idea eterna, seguendo il più da vicino possibile la mia mente. Ecco il mondo la cui vita è Nous, la cui forma sono le idee, e la materia gli elementi. Ecco: ora, con zelo, sono arrivata dalla mia opera a ciò che tu desideravi.
2. «Non accogli con voti augurali la nascita del mondo? Non ti dico quanto tumulto ha opposto la riottosità di Silva al mio maneggiarla, né quanta cura usai verso la sua riluttante sregolatezza fino a che non si lasciò piegare dalle mani che la modellavano. Non ti dico con che dura cote strofinai via la ruggine dagli elementi primordiali e riportai a nuovo le cose rigenerate secondo lo splendore che loro conviene. Non ti dico da quale condizione un sacro abbraccio ha unitamente composto classi di realtà tra loro opposte, né da quale stato la medietà che ne è venuta ha equilibrato potenze disparate. Non ti dico come le forme si sono incontrate con la materia, come la vita si sia manifestata sulla terra, nelle distese di acqua, nell'aria, e nella. volta del cielo.
3. [B 34] « Vorrei che tu vedessi il cielo, scritto con multiforme varietà di figure, che ho dispiegato davanti agli occhi più dotti come un libro dalle pagine aperte e piane, anche se contiene il futuro scritto in segni non facilmente accessibili. Vorrei che tu vedessi le zone, e in che modo, stese tra i poli secondo leggi fisse, caratterizzano le terre loro sottostanti. Vorrei che tu vedessi i coluri, e come, con una quadruplice linea, si adattano a girare intorno al cielo, senza, tuttavia, commpletare il corso iniziato. Vorrei che tu vedessi lo Zodiaco,che un profondo disegno ha obliquamente disposto: si è provveduto, infatti, alla conservazione del mondo, che non durerebbe perpetuamente, se lo Zodiaco riconducesse sempre il Sole infuocato perpendicolarmennte sulla parte di mezzo della Terra. Vorrei che vedessi la Galassia, che modera i freddi iperborei, [D 122] dal momento che il calore del sole non portava sollievo a quelle regioni assai lontane. Vorrei che tu vedessi la linea corrispondente ai due solstizi, e anche quella che fa rientrare le eccedenze del tempo diurno e notturno in un'estensione uguale.
4. «Ho composto il corpo del Sole con una forma ignea, luminosa e rotonda, in modo che le orbite dei pianeti si uniformassero ad esso che occupa la posizione di mezzo. La Luna, posta sulla linea di confine tra aria ed etere, muta qualità e aspetto, poiché, ruotando, guarda il Sole di fianco ora in una posizione ora in un'altra. Ho messo vicino Venere, che sta accanto al Sole, e Mercurio che si muove vicino ai carri portatori di luce. Su un' orbita estesa vedi Giove, e, su una più contenuta, Marte: questo vedi mandare bagliori sanguigni, quello farsi propizio con la sua luce di astro amico . Più in alto ho colllocato Saturno, la cui efficacia arriva al punto di indirizzare sulla natura dell'anno la qualità di quell'elemento di cui possiede i segni.
5. «Ma perché elencare la posizione dei singoli astri e le leggi del cielo, quando ci si aprono davanti agli occhi? Tu vedi come la Terra, accolta in sé la fertilità degli elementi, si fa lieta per i fiumi, per le erbe, per le selve frondose. Limitata da ogni parte dell'abbraccio di Anfitrite (dea del mare), da se stessa trae il nutrimento che dà ai viventi: una parte è ricca di messi, un'altra è verde di alberi, un'altra profuma di sostanze odorose; un'altra parte è ricca di gemme, un'altra di diverse specie di metalli. Nell'acqua si muovono i pesci, e nel regno della luce le figure degli animali. E, perché la pace• armoniosa della natuta non fosse soggetta ad affezioni violente, per contenere il calore del Sole che percorre la linea mediale, ho riversato nel mezzo della Terra il mare Mediterraneo, ricco di acque. E poiché ho condotto in parti diverse sia questo mare, sia l'Oceano, si è provveduto alle regioni isoolate, perché potessero giungervi, per via marittima, le cose necessarie.
6. «La variopinta moltitudine dei pennuti solca l'aria limpida nella libertà di un percorso senza ostacoli. Ho comandato che nell'aria si aggirassero i venti portatori di piogge, perché l'umidità• della pioggia potesse tcenere compatte, in alcuni luoghi, le polveri infeconde della terra sgretolata. Ho diviso la vastità dell'aria imponendole delle zone, perché la terra sottostante si conformasse alle loro diverse condizioni.»

II
[L'ordinamento provvidenziale trasforma il caos primitiivo in mondo]

Il caos era ormai stato smembrato; Silva, raggiunta la sua bellezza, poteva ormai chiamarsi con il suo vero nome di "mondo": se la sua condizione originaria ancora le conferiva qualcosa di rozzo, lo allontanò la mano dell'artefice cui aveva fino ad ora obbedito; e Silva, non opponendo più resistenza, si offerse, con continuità e condiscendenza, ad essere elaborata nella figura delle cose. «A gloria e a merito mio, o Natura, ascrivo l'aver ingentilito una materia rozza: ho dato forma alle cose, ho legato gli elementi secondo una misura che conduce alla pace e all'unità; ho assegnato una norma precisa alle stelle, e ai pianeti ho ordinato di percorrere sempre la stessa via, senza scostarsene; ho costretto il mare entro confini; la terra ha in mezzo ad esso la sua sede, fisssata dal suo stesso peso, per evitare che oscillasse. Ho comandato al calore dell'etere di far nascere le erbe, e all'umidità di nutrirle dopo che l'etere ne ha secondato il parto; alla terra ho comandato di produrre tutti i corpi e di accoglierli di nuovo, quando siano dissolti, come ma dre amorosa, nel suo placido grembo; e ho comandato che ogni cosa creata tragga il seme e il principio della vita da Endelichia, Anima del mondo.

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