venerdì 11 settembre 2009

Racconti dello specchio - "Quella".



Nel reparto di endocrinologia la chiamano Titti, come l’uccellino. Una volta era bella come un fiore, adesso è tutta negli occhi. Occhi enormi, scuri, capaci di inghiottire il mondo. La vita (e la fame) si è ritirata lì. Il resto sono ossa e pelle: 28 chili su un metro e settanta.
Oggi sta seduta sul letto, subisce le prediche di Olga, una compagna di camera che la sprona a mangiare. E’ un donnone di 140 chili, messi su a forza di cannoli alla crema e marrons glacés ingurgitati davanti alla televisione. Per dimenticare brutte storie del passato, dice.
Olga fissa perplessa le braccia di Titti martoriate dagli aghi delle flebo: “Io sì che al tuo posto saprei rimettere su peso, ho già in mente dove: una bella pasticceria del centro di Varese”. Lentamente, e non senza fatica, sistema la biancheria dentro l’armadio, che ha un’anta a specchio interamente occupata dal suo corpo. Ma scivola un’ombra in corridoio, Olga si tira indietro per osservare meglio: “Mi sembra un mio parente”.
E’ in quell’istante che Titti coglie l’immagine dentro lo specchio e sobbalza inorridita. Mio dio, chi è “quella”?

Chi è “quella”?! Ma,Titti...!
Semplicemente, ti stai vedendo come ti vedono gli altri. Come ti vedono tutti ogni giorno, tranne te. Adesso sai. Il tuo sguardo ti ha preso “a tradimento”. Pensavi fosse un’altra e per questo, solo per questo, non sei giunta a specchiarti già cieca.
Ti è capitato, non lo dici a nessuno. Gli altri non sanno che sai. Sarà il tuo segreto.

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