giovedì 5 novembre 2009

Fiabe in versi


Novembre, mese imbevuto di magia. L'aldilà ci soffia sul volto e la vita sta come sospesa.
Mi sembra il mese ideale per riflettere sull'immaginazione, sulla fantasia (immaginazione senza briglie). Sulle fiabe.
Riflettere si può fare anche in versi.

la bambina che amavi
la bambina che amavi
è rimasta indietro nel sogno

non soffre però fa la guardia al
selvatico e tesse
scialli d’ortica per i fratelli

l’arcigna li volle bestie
ma la bellezza
fu più forte di ogni incanto

furono cigni
sopra specchi d’acqua
fini vascelli dello splendore

ora la luna si ferma sul lago
fissa
le cose d’argento
dona il suo cuore ai fedeli d’amore

la bambina scende
con le sue mani gonfie
uno per uno nomina gli uccelli
ha pronti dodici mantelli
(a chi importa
se sono del filo delle ortiche?)

la ragazza che l'impuro fuggì
la ragazza
che l’impuro fuggì nella bara
e lì a lungo rimase
dimenticandosi
veniva da anni di fiaba
(per questo fu tanto savia)

conosci la storia?
inseguita da uno spirito immondo
(da uno che odiava e fiutava
l’odore del sangue
finanche nei boccioli
di biancospino)
lei si rifugia nella morte
(ma calda
di legno)
e si salva

io non avrei saputo fare tanto
domandare a una cosa
(alla materia gentile del Cristo)
la salvezza il regno dei vivi
è osare molto (non trovi?)

lo fa chi una volta da scalza
ha marciato sui fiori- sovrana

sconfinai nella stanza proibita
sconfinai nella stanza proibita
dove ogni cosa era bianca
dove la vecchia filava
fiori di lino
cantando

la sua bocca sdentata
era un antro di ninfe
io vi trovai
la liquirizia del sogno
toccai con l’indice
il mondo oltre l’ombra
ebbi cent’anni di conoscenza.

Cavalieri del roveto
uno solo avrà il sentiero
non restate
sulle spine...

vengono di notte
vengono di notte
lasciano le porte socchiuse
segnano le soglie ma non entrano

povere raccoglitrici d’insalate
ragazze maritate all’orco
tutte amate
una notte soltanto

che ne è stato domandano
che ne è stato della minore fra noi
della sorella che dà il vino e l’orco
addormenta
(sono anni che la si attende)
dove sei sorellina perché non vieni
adesso chi ci salva chi
finisce la storia chi taglia
il filo di sangue che lega
ai fatui fuochi dell’ombra
chi apre la porta insomma
della stanza numero tredici?

Povere sorelle
come siete sfortunate
la minore fra voi
ha scambiato radici di cicuta
per cicorie e ora va
nelle visioni
come un ragno nell’alba
trova il cuore di vetro dell’orco e
non lo rompe vi si specchia soltanto
trova immense sale voragini di scale e voi
non trova
chiamarvi dovrebbe ma i nomi
le fuggono ad uno ad uno dalle labbra
come uccelli impazziti
sopra un lago
ammorbato dall’aria

Vengono di notte
lasciano le porte socchiuse
si disperdono
al canto del gallo

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