mercoledì 18 novembre 2009

I tre capelli d'oro del diavolo e l'acqua



L’eroe de I tre capelli d’oro del diavolo, il “ figlio della fortuna”, “nato con la camicia”, ha davanti a sé grandi prove da superare e molti enigmi da risolvere, prima di giungere al trono. Uno riguarda una misteriosa fontana, da cui sgorga acqua e vino. Un’esplosione di pura vitalità, rigoglio, tripudio a cui l’intera città attinge benessere, felicità e abbondanza.
La fontana, com’è noto, smette di zampillare, la popolazione si dispera: il figlio della fortuna è chiamato a risolvere il problema...
Sentiamo la fiaba:
“La strada lo condusse a una gran città; sulla porta la sentinella le chiese quale fosse il suo mestiere e che cosa sapesse.
- So tutto - rispose il figlio della fortuna
- Dicci allora per favore - replicò la sentinella - perché si è prosciugata la fontana della piazza...”

Il figlio della fortuna deve dare una risposta, non può fallire. E’ nato con la camicia, non è un uomo comune. E infatti è il diavolo in persona a fornirle la soluzione:
“... nella fontana, sotto una pietra, c’è un rospo; se l’uccidono, riprenderà a scorrere...”.

Il rospo è un animale ambiguo (terra-acqua-aria), viscido, legato ai segreti corridoi del fango. E’ parente delle divinità sotterranee, notoriamente risentite e invidiose. Il rospo ha infatti sulla pelle tutti i colori dell’invidia, del risentimento che brama il rovesciamento del potere regale: il giallo e il verde (si dice giallo o verde di invidia, di rabbia...). Pensiamo alla fontana della vergine di Bergman: il rospo sta dalla parte della donna bruna, violata e risentita, gonfia di invidia per la bella vergine bionda come il sole. Nel rospo si solidifica tutto l’astio e il desiderio di morte di chi desidera possere la bellezza e la purezza concesse ad altri. Non dimentichiamo che le pozioni infernali delle streghe spesso hanno come ingrediente sangue o saliva di rospo!
Il rospo è collegato all’avidità tipica di Ade: la metamorfosi dell’eroe delle fiabe in rospo è quasi sempre una punizione fatale scesa dall’alto a colpire dimostrazioni di avarizia (negare l’elemosina al povero, l’ospitalità al pellegrino...), durezza di cuore, egoismo.

La siccità e il rospo da un lato; l’acqua, l’abbondanza e la fecondità dall’altro.
Il potere buono è, da prima del neolitico, quello che garantisce innanzitutto l’acqua. La regalità è lo splendore del rabdomante, prima certezza del nutrimento e della equa distribuzione delle risorse, la cui natura non può che esserematerna, fluida, acquatica. Il rabdomante è padre e madre dell’ordine sociale fondato non sulla tracotanza di una oligarchia, ma sulla sapiente risposta ai bisogni in cui si gioca il destino dell’intera comunità. In un contesto quindi di “trascendenza”, in qualsiasi senso la si voglia intendere. Magari semplicemente come capacità di andare oltre i confini del proprio ego, degli “affari” biecamente individuali o familiari (oggi diremmo clientelari, mafiosi).
Questa trascendenza è la base della civiltà. L’orientamento storico dell’umanità. Sarà per questo che “il figlio della fortuna” delle fiabe, mentre cerca l’autoaffermazione personale, genera benessere, semina salvezza sul suo cammino, rendendo la comunità partecipe dei suoi successi.
L’archetipo del figlio della fortuna è scritto nella nostra mente e certo è questa la ragione per cui la politica spesso abilmente lo sfrutta. Non caschiamoci. E riconosciamo i rospi che si sanno nascondere sotto apparenze da principe. Riconosciamo anche il rospo che abita in noi e che ha reso possibile un sistema in cui l’acqua, prima di sgorgare vergine dalla roccia, è già stata pesata, comprata, venduta.

2 commenti:

  1. Ciao, stavo cercando informazioni su questa fiaba e mi sono imbattuta sul tuo post, davvero interessante, come tutto il blog, tanto che mi sono iscritta tra i lettori fissi. Ho visto che affrontiamo tematiche simili, se vuoi, passa a trovarmi nel mio blog. Ho letto il post su Giuseppe, nel mio blog anch'io ho dei brani su Giuseppe "umano", visto come padre. Complimenti davvero per il blog.

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  2. Grazie, Orlando. Appena torno a casa, vengo a trovarti. Qui il collegamento è molto precario. A presto.


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