lunedì 23 novembre 2009

Incipit di fiabe famose: Hänsel e Gretel


Ai margini del bosco abitava un povero taglialegna con la moglie e i bambini: un maschietto e una femminuccia, rispettivamente di nome Hänsel e Gretel. Capitò che un’annata più dura del solito li privò tutti del poco pane di cui si nutrivano, gettandoli nella disperazione e nel bisogno. Il povero taglialegna non sapeva che fare, finché, nel corso di un’angosciosa notte insonne, la moglie gli propose, come unica possibile soluzione, di condurre l’indomani i due figlioli nel bosco abbandonandoli alla loro sorte. Inizialmente il taglialegna inorridì al pensiero di lasciare i propri figli in balia delle bestie feroci del bosco, ma la matrigna tanto disse e tanto fece che infine acconsentì.


La storia di Hänsel e Gretel si cala nel regno dell’assenza della madre. Della sua morte non si parla, è già avvenuta. Il padre ne è stato intaccato nel profondo tant’è vero che di professione fa il taglialegna (figura sinistra in epoche passate): per vivere uccide, come un macellaio. Più infido però: l’assenza del sangue e la solitudine silenziosa del bosco coprono i suoi misfatti, consentendogli anche di non prenderne coscienza, di aggrapparsi a una comoda e infingarda sensazione di innocenza.
Il taglialegna uccide alberi, vittime inermi e senza colpa che non si possono ribellare. E tuttavia l’ombra della distruzione incombe su di lui e sulla sua famiglia, che in fondo vive della morte del bosco: sopravvive nutrendosi dei figli della terra e collocandosi più direttamente di altri nella catena "alimentare" che lega tutte le crature fra loro. La legge della necessità è il pilastro e il motore della vicenda.
Il male è prima di tutto la miseria, la fame più nera. Le vittime principali sono Hänsel e Gretel, considerati dai genitori (padre naturale e madre evidentemente acquisita, peché viene chiamata matrigna) alla stregua di rami secchi: portano via nutrimento alla pianta (alla coppia infernale), perciò vanno tagliati. Una sorta di darwinismo sociale che scandalizza solo quando viene messo in atto all’interno del clan familiare, non quando colpisce lo straniero, l’ “altro”. E la matrigna, che non ha legami di sangue con i due fratllini, è un po’ “altro”. Lei può arrivare a praticarlo senza mandare in corto circuito la nostra coscienza morale e sociale.
La responsabilità insomma viene fatta cadere sulla matrigna: la non madre. Troppo duro sarebbe per i poveri fanciulli ammettere la compartecipazione del padre nel crimine di abbandono. Il taglialegna ha la pelle del cuore un po’ spessa, ecco tutto: una pelle simile alla ruvida scorza degli alberi che ogni giorno uccide. Forse è un po’ sciocco. Non sente e di conseguenza non sa: per i figli prova quella vaga e inefficace compassione che lo lascia inetto e apparentemente incolpevole. La sua insipienza lo salva dalla gravità colpa.
In casi come questi, si sa, la colpa si deve addossare tutta alla cattiva madre, alla cattiva moglie, alla donna che seduce. Non è così diverso oggi, nella civiltà delle “pari opportunità”: per l’opinione pubblica, tra Olindo e Rosa, non è Rosa la peggiore?...e tra Erica e Omar? (e, ab ovo, tra Adamo ed Eva?).
Il taglialegna e la moglie non hanno per fortuna il sadismo, la furia devastatrice di certe coppie infernali. Abbandonare nel bosco conserva in sé qualcosa di positivo: abbandonare non è ancora uccidere. Comporta una briciola di fiducia nella provvidenza, nella natura-madre: il bosco ha soccorso tante volte i nostri antenati nelle ore tremende della fame: noci, bacche, funghi...chissà che non soccorra anche i bambini.
Forse questa matrigna teme lei stessa la malvagità che la fame ha scatenato il lei, malvagità che in fondo è cieco istinto di sopravvivenza animale. Allontanarli da sé è forse il modo di mettere i bambini al riparo, di affidarli a una madre naturale, istintivamente buona perché immune dalla fame, fruttifera e fonte di puro nutrimento: alla Grande Madre della rigogliosa foresta.
E poi c’è la notte. La terribile notte insonne di chi ha lo stomaco vuoto. Ecco che la fame si fa sentire rabbiosa. Diventa, come l’ira, cattiva consigliera. Neanche la matrigna di giorno, alla luce del sole, saprebbe elaborare un progetto tanto malvagio. Ma, fra le tenebre, quando l’ombra si sveglia più lunga, più nera che mai, si possono dire e fare tante cose di cui mai si pensava di potersi macchiare.

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