giovedì 3 dicembre 2009

Il fiore della poesia e i versi di Francesco Marotta.



Invitare Francesco Marotta nel mio blog, ho sempre pensato, è come chiedere a un levriero di razza di accucciolarsi in un salotto piccolo borghese, dove i grandi spazi, le corse, le magnifiche prede, si possono soltanto immaginare col pensiero. Ma ieri ho avuto il piacere di ascoltare Francesco mentre leggeva alcune sue poesie. L’ho sentito parlare di ciò che è all’origine della sua ispirazione, della fonte insomma, e ho pensato: lo faccio entrare. Giusto cinque minuti, poi spalancherò porte e finestre e lui correrà fuori con i suoi versi: stupefacente germogliare di immagini, suoni, tocchi, profumi...materia vivente e vitale: ne basta un pezzo piccolo piccolo per rigenerare un intero sistema di stelle e pianeti.
Mi ha convinto di poterlo fare il rosso acceso di un papavero che il poeta, volendo farci percepire il venire alla luce di una delle sue più sofferte e intense poesie, ha evocato davanti ai nostri occhi, come un geniale prestigiatore. Il papavero era di quelli che crescono isolati in mezzo al biondo delle spighe, discosti e diversi dagli altri che tendono invece a crescere in gruppo. Un papavero-sentinella. Orgoglioso custode del regno sotterraneo, delle voci immeritatamente e prematuramente sepolte. Come quelle dei morti che ogni guerra si lascia spavaldamente alle spalle e che il padre di Francesco, come molti altri della sua generazione, ha visto disseminati nei campi cintati di filo spinato. Papaveri.
Proprio su questa immagine Francesco si è dunque soffermato. In essa -ha raccontato- ha potuto e voluto riconoscersi. In essa ha incontrato il cuore di chi l’ha preceduto (i nonni, il padre, la madre, numi tutelari del suo genio poetico): un cuore silenzioso, gonfio di malinconica bellezza e che gli è stato consegnato perché lui, Francesco, gli desse voce e verbo. Un compito che è una missione e vale una vita intera.

Mi ha molto commosso. Perché Francesco è una persona dalla cultura sterminata e nelle vene dei suoi versi è facile riconoscere l’eco suggestiva delle tante ore dedicate agli “studi leggiadri” e alle “sudate carte”. E tuttavia, quando si tratta di svelare l’origine segreta del suo “verbo”, lui fa come i bambini. Apre una vecchia scatola e ne tira fuori la voce dei nonni, i fiori della terra, l’odore della ginestra , “rosa, acqua/visibile, respiro...sangue/midollo/cellule che si fissano”. (Impronte sull’acqua, Le Voci della luna).Elementi semplici, sostanziali.
Non si può ascoltare Francesco Marotta e non pensare a Leopardi: la medesima disposizione all’intimità del bello, il rifiuto dell’ampollosa retorica, la soffice umiltà dei personaggi che nella poesia abitano, hanno preso dimora (forse quel “tempo sospeso”...?).
In giorni come questi, (nati sfortunatamente sotto la costellazione del brutto) in cui si è fatto tanto difficile abitare, prendere corpo e incarnarsi, Francesco scrive “...ho eletto/ a mia dimora la/ materia in/differente/ di un’/ombra/che resta/ ombra anche in pieno/ giorno” (Impronte sull’acqua). Dimorare, umanizzare e “animare” (nel senso di “infondergli l’anima”) lo spazio (ogni spazio), fosse lo spazio segreto e impalpabile dell’ombra che “restando” travalica i mutamenti e sconfina nella durata e nel tempo, mi è sembrata un po’ la direzione della sua ispirazione poetica. Ma, se è così, se io non mi sbaglio, il papavero è lui: Francesco. Lui, “un fiammifero/ che/ urla alla marea un’ala/ trafitta di chiodi” (“Lettera da Praga”, da Hairesis, ed. Biagio Cepollaro). Lui, la sentinella che significa e veglia il territorio dei prigionieri morti e degli uccisi. I quali, a guardar bene, siamo tutti noi.

9 commenti:

  1. Roberta, le tue sono parole capaci di dare senso a un'intera esistenza, di svelarne la sostanza più profonda, prima ancora di gettare luce sul mosaico dolente di versi che sono riuscito a strappare alla corsa dei miei anni.

    Te ne sono commossamente grato. Le custodirò per sempre, proprio nel calice a forma di spiga dove si custodisce una goccia di bellezza -quello con cui si officia ogni giorno, insieme al rito della memoria, il legame di affetto e di amore fraterno che ci lega.

    Ti abbraccio.

    fm

    RispondiElimina
  2. ho letto felice e condivido ogni emozione qui dolcemente, delicatamente ed incisivamente descritta per Francesco.
    grazie, grazie di cuore.
    natàlia

    RispondiElimina
  3. Da Ivan Crico

    Hai fatto bene ad accogliere nella tua casa Francesco. Un maestro dell'accoglienza. Brava e buon lavoro. Grazie per le tue parole fresche, semplici e, al tempo stesso, profonde.

    RispondiElimina
  4. Un'introduzione al poeta/all'uomo Marotta molto affettuosa e, sì, "luminosa"
    Anche l'accostamento a Leopardi a mio avviso è azzeccato.
    ciao
    liliana

    RispondiElimina
  5. Sono felice di aver saputo cogliere qualcosa di profondo del tuo destino di poeta. Un poeta capace di commuovere il cuore di ogni uomo capace di ascoltare.

    Grazie a Natalia, Ivan, Liliana per aver condiviso il mio entusiasmo.

    Un abbraccio a tutti voi
    roberta

    RispondiElimina
  6. Grazie a voi, carissimi amici.

    fm

    RispondiElimina
  7. carmine vitale4 dicembre 2009 23:28

    l'ultimo resistente della poesia
    un grande
    c.

    RispondiElimina
  8. Grazie Carmine, troppo buono.

    Ciao, a presto.

    fm

    RispondiElimina