giovedì 11 febbraio 2010

Amore e tradimento nei giorni del web


San Valentino, e la società dei consumi è in fibrillazione. Gli scaffali dei supermercati sono invasi da scatole di cioccolatini a forma di cuore, romantici pupazzi e ciondolini, mentre piovono le offerte delle agenzie di viaggio che propongono intriganti fine settimana a prezzi stracciati. San Valentino si infila insomma la maschera di Santa Claus e si mette al lavoro.
Intanto però amori trentennali naufragano (aumentati vertiginosamente, secondo le statistiche, i divorzi tra coniugi super collaudati), le coppie si sfasciano. A contribuire in maniera sempre più sostanziosa al fallimento, sono proprio i social network e in generale le tecnologie (cellulari compresi) nate per facilitare la vita di relazione e la comunicazione. La sveglia l’ha data uno studio legale britannico, in particolare il titolare Mark Keenan,il quale recentemente ha dichiarato che già il 20 per cento delle cause di divorzio ha come motivo principale il Social Network Facebook (quasi 1000 casi su 5000 richieste di divorzio). In queste cause la richiesta di separazione avanzata da un coniuge viene motivata con il tradimento “virtuale” perpetrato dall’altro coniuge. Tradimento “virtuale” finché si vuole ma capace di infliggere ferite brucianti che possono diventare mortali.
Facile affermare che un matrimonio incapace di reggere l’urto di un tradimento virtuale è evidentemente troppo poco solido. Sbagliato. Pare che non pochi siano i casi in cui il legame tra i coniugi o i conviventi spezzato dal web, vantasse una buona solidità. Buona però, non ottima. Il desiderio di avventura alberga sempre nel cuore di uomini e donne, soprattutto in quello dell'attuale generazione di adulti : narcisisti delusi nei loro sogni utopistici generazionali. Sogni ipernutriti negli anni tra i sessanta e gli ottanta e in seguito, a partire dai tempi della "Milano da bere", spediti con un bel calcio all’inferno.
Tradire però non è facile, ci vuole iniziativa, accettazione dei rischi. Non molti alla fine osano avventurarsi sul percorso pieno di insidie, incertezze, tranelli, di una relazione adulterina, soprattutto se di lunga durata. Ma se il cammino è quello virtuale del web, allora è diverso. Non sembra neanche un tradimento, assomiglia piuttosto a quelle cose adolescenziali fatte di intimità suggerite e mai concluse, di parole scontate ( Solo tu mi sai capire, con te mi sembra di rinascere...). Piene di vie d’uscita.
E invece....invece il tradimento virtuale ferisce forse più in profondità di quello tradizionale. Innanzi tutto perché chi scopre il tradimento generalmente non lo viene a sapere dall’amico, ma si trova le prove del tradimento sotto il naso. Scritte sul Web o sul display del cellulare, incise per sempre negli occhi e nel cuore: ogni parola è un rintocco di campana che suona a morto. Il vecchio compagno di vita diventa, o si sente diventare, un giocattolo rotto. Da buttare. Il fedifrago virtuale scoperto a questo punto ha due possibilità: difendere lo spazio del proprio narcisismo, magari con la scusa della privacy, protestare l'innocenza di rapporti che nulla hanno di carnale, oppure fare ammenda, prendendo consapevolezza della cinica superficialità del proprio vivere, e mollare modalità involute di relazionarsi. Ciò significa: disintossicarsi (da facebook, da Bebo, ma anche dall'indiscrezione di skype...) e riscoprire la vita. Se l'adultero ne ha ancora la forza, ovviamente, e la capacità. Perché il web asciuga. Abitua a rapporti senza odore. Mi viene in mente il non olet di Vesapasiano: "il denaro guadagnato dal commercio di urina, caro Tito, non puzza. Non olet".
Vuoi vedere che è cominciato tutto da lì? Dalla riduzione della materia di scarto in denaro. Forse anche noi, per chi gestisce il gioco nella stanza dei bottoni (ma esiste? o tutto scaturisce da un selvaggio disordinato intrecciarsi di appetiti voraci...), siamo materia di scarto. I nostri amori trentennali, i nostri figli, le nostre storie faticosamente costruite, sono materia di scarto da tradurre in profitto. I single, ovvio, consumano di più del singolo membro di una famiglia. Viaggiano di più, comprano di più: ciascuno ha un’auto, un frigorifero, un mutuo acceso per l’acquisto di una casa... Distruggere le comunità naturali come la famiglia aumenta i consumi. E il web dà la sua mano, come una brava bestia obbediente, a chi da tutto il sistema ci guadagna. E anche le persone obbediscono: anche loro buone bestie. Si innamorano sul network, sostituendo (ma virtualmente!) il coniuge che li ha amati nei momenti difficili, magari li ha assistiti quando erano malati, soli, in crisi...con una forma vuota, un nome. O magari una persona conosciuta nel presente o nel passato ma comunque incontrata e penetrata nella sua esibita intimità grazie ad internet. L’amore ridotto allo strusciarsi tenero di due scoiattolini che stanno vicini finché dura l’inverno. Cip e Ciop. Questo è san Valentino, una festa nata male, figlia del consumismo avanzato (potremmo dire marcio?). Scusate se non partecipo.
Per festeggiare il dolce Eros, suscitatore di belle fantasie, speranze, desideri, preferisco aspettare san Benedetto, con il suo corteggio svolazzante di rondini: leggere, celesti, fedeli...una garanzia di eternità.

5 commenti:

  1. Bellissimo articolo,che condivido pienamente ancor più che nel tono (a tratti amaro o moraleggiante) nel senso.
    Tempo addietro avrei dovuto/voluto scrivere un articolo (che puntualmente non ho steso restando l'incipit ancora in bozza salvato in un documento word) sui rapporti di coppia, più precisamente sulla crisi della coppia e l'assunto di partenza era che il sentimento d'amore intrecciatosi alla mentalità consumistica s'era modificato nell'idea e nelle aspettative di coppia. Facilmente, specie approssimandosi al giro di boa della mezza età, si giudica un rapporto logoro, stanco, senza più l'entusiasmo della scintilla passionale, trascurando gli altri aspetti su cui si basa un rapporto, che nel tempo si accrescono e fanno radice rendolo saldo: la fiducia reciproca, la stima, la complicità. Proprio quelle cose che il tradimento demolisce a mazzate.
    Tuttavia io non riesco ad essere severa con i traditori virtuali nemmeno non gli altri a dire il vero. Incerta tra una forma di compartecipazione empatica e una distanza compassionevole che vede/riconosce gli uomini (e non meno le donne) come bambini/e insicuri sempre in cerca di una conferma del loro fascino specialmente quando esso toccando l'apice si avvia mestamente al declino. I conquistatori cronici come grandi deboli cuccioli narcisi. Con questo animo assolvo mentre sorveglio il tempo dell'evoluzione sentimentale. E prego. Che tutti i santi conservino e i miei splendidi amori: figli, uomo ed ora anche il cane. E San Valentino che mi conservi la capacità di entusiasmarsi per un'idea, un progetto, un'essenza, nel che consiste, a mio modo di vedere, la festa condivisa dell'amore.
    Con stima da donna a donna.
    Loredana Semantica

    RispondiElimina
  2. se nell'articolo si sente qualcosa di anche solo vagamente moralistico mi spiace, perché detesto ogni forma di moralismo e non era mia intenzione. La mia condanna non è mai per le persone che si comportano in un modo che magari trovo riprovevole, ma, semmai, per il comportamento.
    Io sono partita dalla riflessione intorno a un dato, piuttosto allarmante. Molti divorzi nascono dal romanticismo deteriore di chi sprofonda nel virtuale offerto dal web. Che poi è sempre la vecchia storia di madame Bovary. Quello che fa il web una volta lo faceva la cattiva letteratura da cui la protagonista del romanzo di Flaubert si lascia risucchiare completamente. Ma il web è molto più potente di ogni romanzo.
    Vero che siamo tutti poveri esserini bisognosi d'amore, ma siamo anche esserini destinati alla crescita spirituale interiore, quello che Jung chiamava il processo di individuazione.
    Inoltre, può la compensazione narcisistica e sostanzialmente onanistica dei propri bisogni, generare tanta sofferenza come quella che si lega a un divorzio, senza che nessuno nemmeno vi faccia delle riflessioni? Il divorzio è a volte una necessità, ma quando a procurarlo sono atteggiamenti viziosi tanto infantili come quelli di chi, pur essendo adulto, solletica il proprio narcisimo sui social network al punto da non vedere che i propri bisogni compensatori e nient'altro, non è terribile? Che a decidere il destino di una coppia, la felicità di tanti individui e soprattutto di bambini, siano i social network, nemici del senso di realtà, almeno sul piano affettivo, lo è, terribile. Perché ti sembra che questa riflessione sia moraleggiante o rechi in sé sfumature di condanna nei confronti degli intossicati del web? Io dico solo: guardate che vi stanno intossicando (e fregando

    RispondiElimina
  3. Roberta, a dire la verità, la mia pena è tutta e solo per i bambini (per loro separazioni e divorzi segnano una ferita profonda e depressioni dalle quali è difficile riprendersi, proprio perchè non sono artefici ma subiscono un evento che passa sopra le loro teste, come una tempesta, senza che possano farci niente per ripararsi, per evitare, inventandosi peraltro, specie se sensibili, infiniti sensi di colpa) la mia simpatia solo per gli innamorati, cioè coloro che veramente si innamorano di una persona e non lo fanno a cuor leggero ma contro ogni resistenza della ragione. Poi c'è la solidarietà per quello dei due separati che non vorrebbe perdere il compagno/a e perdona (ma quanto sinceramente?) e tenta in ogni modo di salvaguardare la famiglia. E immagino quanto sia difficile stemperare l'amarezza.
    D'altra parte ritengo che l'innamoramento della mezza età sia terribile, una sorta di lucida follia (forse nemmeno tanto lucida) che fa perdere l'ordine di ogni valore e rinnegare ogni impegno e determinazione.
    Non condanno per la semplice ragione che non considero coloro che non abbiano avuto questa esperienza particolarmente meritevoli, ma solo particolarmente maturi sentimentalmente o rigidi nel sorvegliare le proprie emozioni o semplicemente fortunati.
    Poi ci sono quelli che io chiamo farfallini/, che ci provano con tutte/i. Narcisisti, insicuri, immaturi o comunque persone in difficoltà psicologica, fino al limite del patologico.
    Quanto ai social network aiutano il processo relazionale e connessi intrecci "peccaminosi", ma non ritengo ne siano la causa, la causa sta piuttosto nella ricerca continua di emozioni forti, perchè non si è più in grado di provarne di semplici e autentiche, perchè aumenta il disincanto e il cinismo, la cattiveria e l'arroganza, perchè si perdono i valori: onestà, famiglia, la gioia delle piccole cose. Perchè la vita s'allunga e si vuole arrivare alla vecchiaia belli, vincenti, ammirati e palestrati. Una ricerca narcisistica di eterna giovinezza della quale per primi ci danno il cattivo esempio i personaggi dello spettacolo. Uno spettacolo in effetti.
    Patetico.
    Ma poi Roberta, mi ripeto, senza voler fare la moralista, oltre l'80% del traffico internet è pornografia, nel restante 20% vuoi metterci almeno un po' d'amore tra quello tradimentoso e quello no?
    Loredana

    RispondiElimina
  4. Chiaro che l'innamoramento è una cosa bella, poetica, creativa. Ma deve anche avere in sé la meraviglia dell'inaspettato che nasce da un incontro. Io credo che, a parte le ovvie ecccezioni (che in quanto tali confermano la regola), quelli sul web non siano veri incontri, ma proiezioni del proprio sé su un altro che non può essere riconosciuto come altro. Ciò che si trova è l'articiale complicità, frutto ultimo di una sorta di "caccia sentimentale".
    La crisi di mezza età e la sbornia sentimentale ci possono stare, ma solo come "crisi", rottura e passaggio.Non si può stazionare nella rottura, si cade nell'abisso.
    E poi, l'amore e la vitalità hanno molte forme, perché viverne una sola, quella che ci riporta sempre indietro, solo indietro, e che non può non deluderci, perché nulla ha di veramente nuovo. Di essa conosciamo tutto, pericoli, inganni...non possiamo viverla davvero con completa innocenza. perché siamo fuori età, abbiamo bisogno anche di altro, un amore più sottile che affini i sensi.
    Credo inoltre che la fonte perenne dell'entusiasmo sia la natura, la madre terra, e che sia un grosso guaio non dedicare più parte del proprio tempo ad ascoltarne le suggestioni, i colori, i suoni, contaminandosi della sua infinita e mai deludente forza vitale.

    RispondiElimina
  5. Sì il tuo ultimo commento è vicino alle mie corde, le gioie piccole, quelle semplici, la natura che vivifica e consola, gli affetti lunghi e durevoli, fatti di piccoli grandi gesti di aiuto e comprensione, solidarietà e intesa, tolleranza e ascolto, attenzione e rispetto, ma, prima di renderesene conto, per molti occorre che venga il tempo della riflessione.
    Grazie di questo confronto.
    Un caro saluto.
    Loredana

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.