sabato 3 aprile 2010

Risorgere



Cristo è vivo!
dipinto di Lucia Merli

Qualcuno, forse sant’Ignazio, diceva che meditare sulla Resurrezione è facile, tutti ci riescono. Faticoso è invece meditare sulla Passione. A me pare il contrario. Meditare sulla Resurrezione è praticamente impossibile. La Resurrezione si può solo vivere. E’ atto di gioia, non pensiero. Nella Resurrezione logos e manifestazione, convergono, confluiscono l’uno nell’altro e si fanno Azione con la A maiuscola. Tempio del fare. La gioia la abita e solo il canto può esprimerla. Nel suo regno anche l’ultimo pensiero è bruciato. Dalla luce, dalla trasfigurazione della carne che cessa di essere corpo e si eleva alla luminosità dell’Essere.
Certo, per risorgere bisogna prima morire. Ridursi a quel punto in cui non si ha più nulla da perdere perché tutto è perduto. Anche, e soprattutto l’Io. Principio estenuante di desiderio e dolore, l’Io è d’altra parte l’unico a potersi liberare di sé. E come, se non facendo spazio, tirandosi indietro? L’atto supremo del sacrificio celebrato della Passione, è in fondo quel tremendo “farsi indietro” con cui Gesù accetta di bere al calice del sacrificio e di perdersi. “Sia fatta” è forma esortativa, implica un atto di fiducia, un affidarsi liberatorio, un cedere, rinunciando all’impenetrabilità dell’ ego.
Ecco, a voler parlare di Resurrezione, si finisce sempre per parlare di Passione. Gesù stesso nella passione parla, dice molte cose. Ma nessuno è presente alla sua Resurrezione. Nessuna testimonianza diretta, nessun dire. la Resurrezione si sottrae alla parola e alla narrazione. Troppa luce.
Galaad (Il “Bianco”, l”Immacolato”) che muore contemplando nel Graal la perfetta visione, ascende in cielo. Muore senza esserne schiacciato perché il suo Io ha già saputo farsi indietro: ne è testimone il colore che la figura di Galaad evoca. Il bianco è colore “in potenza”, e insieme tutti colori in atto. Il suo spazio è quello creato dal movimento dell’inspirazione che fa il vuoto perché il soffio sia.
E tuttavia Galaad l’immacolato muore. L’esperenza mistica assoluta, ha bisogno di un candore ancora maggiore, di un ulteriore vuoto (ma è vuoto?) da rigerenerare, e Galaad è pronto.
Galaad è un essere eccezionale, ma nelle società tradizionali ogni individuo veniva educato a questo ritrarsi, indispensabile al rinnovarsi della vita. Un momento doloroso, tragico, di cui recano testimonianza i miti,i riti e le fiabe. Il vecchio re che non può o non vuole morire, incapace di aprirsi a quel vuoto in cui l’Essere amoroso si rivela assicurando fecondità e benessere. Un buon sovrano (l’augusto che fa crescere) deve saper morire. Per risorgere e perché la vita intorno a lui risorga. Questo però è ancora paganesimo, una interprpetazione del divenire conciliabile con una visione naturalistica. Risorgere è qui un rinascere, evoca più una continuità espansiva, che lo slancio verticale della trasfigurazione totale.
La Resurrezione della carne lascia invece disorientati. Che cos’è questa carne che secondo i cristiani risorge? Forse l’yin dello spirito, la cedevolezza del vaso che accoglie, come dicevamo prima, il soffio divino? Il braciere in cui arde il fuoco del Creatore? Credo che la risposta a queste e ad altre più profonde domande formulate dalla teologia, non si possa raggiungere attraverso un atto di riflessione puramente intellettuale. Ma solo attraverso l’esperienza gioiosa, il canto, l’immergersi beato nelle acque del rinnovamento. Comprendere la Resurrezione è ancora un fare di natura liturgica, insomma. Per questo l'arte e la poesia (il canto, la lode, la danza...) riescono meglio della teologia ad esprimere il senso profondo del risorgere. Perché nascono da un fare che nella sua essenza, è liturgico. Come il tempo e lo spazio in cui si situano. Tempo e spazio della festa. Arte e poesia possono insomma rendere almeno l'ombra dell'essere nella luce risorta. Luce con cui l'intellettualismo non può misurarsi se non negandola. Concludo perciò con una lirica di David Maria Turoldo

Solo lasciami pensare
E' noto all'universo
che tu sei la fonte del mio cantare:

la tua Assenza mi fa disperato
la Presenza mi incenerisce:

se voglio raggiungerti, devo
liberarmi dalla volontà di cercarti:

andare oltre la stessa mente,
solo lasciarmi pensare.
***
pure il male dunque è un bene.
***
Bisogna che la mente scompaia:
allora avverrà l'incontro
né tu né io saremo

E mentre io sempre più disperavo
di afferrarti, sentivo
che eri tu ad assorbirmi:

fino ad essere insieme perduti.

2 commenti:

  1. grazie per aver ripreso il mio lavoro
    un caro saluto
    Lucia Merli

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  2. Grazie a te, Lucia, che dipingi così meravigliosamente.
    E nel caso esponessi le tue opere dalle mie parti, ti prego, fammelo sapere.

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