mercoledì 21 aprile 2010

Sentirsi inutile



Come si sente un medico quando intorno infuria il contagio?
Male, molto male, però si dà da fare.Corre avanti e indietro, ispirato dalla sola forza di un giuramento antico, ascolta il battito del polso, osserva la lingua, le pupille, prende la temperatura, applica salassi. A che scopo? Tutti muoiono, tutti moriranno, la peste regnerà fino alla fine. Eppure il medico non si dà per vinto, lavora lavora, a volte si ammala, e, se muore, in qualche modo, sotto un altro nome, risorge. Alla fine la spunta. Del grande mondo morto, infatti, resta qualcosa, che, non sembra, ma è vivo, e presto darà un segno. La vita (il bene) ha vinto.

Ora che si avvicina la fine dell’anno scolastico, e si cominciano a fare i conti (bocciati, promossi, obiettivi didattici raggiunti e mancati), il prof. Balzanelli si trova a pensare che anche a lui, come al dottore nei giorni del contagio, non resta che disperare, conscio della sostanziale inutilità del suo operare. Cosa hanno imparato da lui i suoi studenti? che cosa, di quanto ha detto e fatto, li ha strappati, anche un’ora soltanto, all’inerzia di un fare e di un pensare meccanici, ai luoghi comuni, ai ritualismi del branco? Cosa, dei suoi insegnamenti, li ha resi più forti, capaci e sicuri?
In verità niente è servito. Tutto ciò che, secondo i suoi giovani allievi, c’è da capire e conoscere, era già stato da loro assimilato e capito, molto prima che il prof. Balzanelli, docente di inglese, provasse a insegnare qualcosa, e qualcosa (secondo lui, questa volta) di prezioso: la bellezza dell’incontro a cui prepara e introduce lo studio di una lingua straniera, i suoni fonetici un po’ esotici, carichi di misteriosi rimandi, le espressioni idiomatiche, le pagine di scrittori e poeti rimasti a segnare i secoli (Coleridge, Kipling, Eliot...)...Fantasmi di una mente pateticamente volta all’indietro e destinata a scomparire. I ragazzi conoscono il mondo più di lui, loro di incontro vivono. Ogni giorno si trovano belli, abbronzati e solari, su facebook. Svestiti, in bikini o in mutande ( a seconda del sesso e dei gusti), per capirsi meglio. Un eccesso di sincerità forse, o perché non ci siano dubbi.

Il prof. Balzanelli oggi è pessimista: il suo lavoro non è servito a nulla. E lui non ricorda nessun giuramento che possa fare di lui l’eroe del bene comune. Piuttosto, lui è un cretino: un coglione. Ha inoltre l’impressione, sebbene non ne abbia parlato con nessuno, che i colleghi sentano e pensino proprio come lui. Perché, se il problema della scuola fossero semplicemente i soldi non investiti o addirittura sottratti all’istruzione da Tremonti, come affermano debolmente (sempre più debolmente) i sindacati del settore, oh, allora sarebbe poca cosa. Se gli insegnanti insomma covassero in sé il fuoco che che animava i dottori nei giorni lontani delle tremende pestilenze...allora non ci sarebbe Gelmini o Tremonti che tenga. Scenderebbero in piazza a reclamarli quei soldi, a gran voce, e li avrebbero, oh se li avrebbero. Perché di fianco a loro, a chiedere, ci sarebbero gli studenti, i genitori, i presidi, i bidelli, le associazioni che tutelano i disabili, le famiglie, e chissà chi altro. Ma, ahimè, nessuno crede che quei soldi cambierebbero lo stato delle cose, nessuno. Ognuno avverte la fine dei tempi come imminente. E ognuno si sente sull’orlo, proprio sull’orlo, del precipizio. Un passo ancora...la fine del mondo.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.