sabato 29 maggio 2010

Cristina Di Bonaventura recensisce Sangue del suo sangue



dal blog Corpi freddi

Biancaneve è stata sette anni in una bara. Però lei dormiva, non se n'è neanche accorta. E poi la bara era di cristallo, se apriva gli occhi vedeva tutto. La mia non è una bara, è una stanza. Ma buia, con i muri sporchi e ragni grossi come rospi. E io non sono Biancaneve non ce la faccio a dormire. Se capita faccio brutti sogni. I miei sogni fanno paura. Chissà se Biancaneve ce li aveva dei sogni così. Secondo me no, altrimenti si svegliava.

Aprite la mente, chiudete in un cassetto la razionalità, la logica le prese di posizione e buttate la chiave. Uscite dagli schemi, lasciate che un infinità di sfumature di grigio prendano il posto del bianco e nero. Tutto questo prima di iniziare a leggere questo libro. Roberta Borsani nel suo primo romanzo, coraggiosamente oserei dire, con uno stile narrativo pulito chiaro e coinvolgente ci porta in una storia “diversa” e ci fa conoscere Manuela, la sensitiva, che mette il suo dono a disposizione delle forze dell'ordine quando nonostante le ricerche, le indagini, l'intervento della scientifica, in nessun modo si è arrivati a trovare una persona scomparsa, nei casi di rapimento, o un corpo, nei casi di occultamento di cadavere, una sorta di ultima spiaggia, un gommone di salvataggio a cui restano aggrappate le speranze di chi fino all'ultimo crede nei miracoli.

Alice e Gretel, due nomi da favola perchè questa è la vita che sognano per loro i genitori, sono sorelle di 8 anni anzi, gemelle, ed è diverso, perchè stare insieme ancora prima di nascere crea un legame speciale. Gretel viene rapita all'uscita dalla palestra, portata via da un uomo in un furgone. Le indagini non portano a niente, non riescono a trovarla, letteralmente sparita. Ad Alice sono venuti dei segni alle caviglie, come se fosse stata incatenata o legata, croste e sangue che sembra non volersi fermare. Come stimmate. Leone, l'ispettore di polizia che lavora al caso ormai da mesi, si rivolge alla sensitiva Manuela, una donna spezzata dall'abbandono del marito e dalla lontananza della sua unica figlia. Lei sola è in grado di capire quello che sta accadendo e riuscire ad accendere la speranza perchè se Alice ha quei segni significa che Gretel è ancora viva. Lei la “sente” la “vede” sa che è così. Questo è solo il primo “segno” della “catena femminile” che si crea tra Gretel, Alice, Manuela, lo strana presenza di Ines fino a Santa Agnese e che farà luce sul caso. Qui gli scettici storceranno la bocca e anche io all'inizio mi sono chiesta cosa stessi leggendo, mi sono fermata un attimo ho chiuso gli occhi ed ho capito che prima di andare avanti dovevo liberarmi di antropologi forensi, serial killer, polizia scientifca, spettrometri di massa, mi sono lasciata ad andare e Manuela mi ha portata nel suo mondo dove, normale, paranormale e mistico sembrano essere un unica realtà, mi ha fatto vedere tutto questo con i suoi occhi. E mi è piaciuto.

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