martedì 9 novembre 2010

L'amore mannaro


Secondo l'OMS la prima causa di mortalità nella popolazione femminile tra i 25 e i 44 anni è la violenza. E' calcolato che ogni otto minuti, nel mondo, una donna viene uccisa. In Europa spetta all'Italia il triste primato del più alto numero di omicidi in famiglia. Un primato che sembra aver ispirato sceneggiatori e scrittori, i quali hanno attinto a piene mani alla cronaca nera mettendo insieme storie di facile impatto, buone per romanzi e serial televisivi di successo. Il vecchio oraziano carpe diem, insomma. Una trasmissione televisiva svolgeva su Rai 3 il tema declinandolo intorno ai casi di cronaca nera, quelli di donne uccise dall'uomo che amavano: si intitolava "Amore criminale". Un titolo riuscito (al di là della qualità del programma che non posso giudicare non avendolo seguito). Perché spesso il movente di maltrattamenti, soprusi, omicidi è l'amore, o qualcosa di vicino all'amore. E in particolare all'idea che l'amore ( quello erotico) sia tutta la vita. E il resto solo un corollario. Un'aiuola fiorita intorno alla Maison d'Amore, il potente Signore armato di arco e freccia.
L'idea non è affatto nuova. E' il prodotto dell'Amor cortese dei romanzi bretoni. Tristano e Isotta trasudano tragedia, sangue, morte. La idealizzazione della donna, signora e padrona del cuore del cavaliere, trasforma i seguaci d'amore in fedeli al servizio di una specie di Iside castellana. L'amore è una fede, con le sue cerimonie, il suo simbolismo, i suoi sacerdoti. La Chiesa non ha osteggiato a caso la diffusione dell'amore cortese, riconoscendo in esso il rischio di una regressione idolatrica. E Dante, preceduto in questo da Chretien de Troyes, non l'ha condannato invano.
Ma la sublimazione della donna non fa bene neanche a lei, anzi. Perché la costringe a rinunciare alla sua umanità: agli slanci, alla rabbia, alla lotta, imbalsamandola nella forma di una bambola di cera, bella e distante. Facendone un polo d'attrazione completamente identificato nell'archetipo del femminile, che, proprio in quanto archetipo, può esprimere al suo massimo grado il femminile ma non la donna. E con la donna perciò non va confuso.
In rapporto con la donna archetipale (femminilità nuda e cruda) l'uomo si configura necessariamente come il suo polo opposto, identificandosi tout court nell'archetipo del maschile, ben finalizzato, sempre in missione, proteso nella conquista attraverso cui portare a compimento la realizzazione di sé. La conquista di cosa? Ma di tutto quanto conduce al femminile, ovvio, provocando nel femminile l'eccitazione che a sua volta provoca l'orgogliosa esaltazione (-erezione) del maschile. E' una polarità che ha il suo senso e il suo equilibrio finché rimane confinata nel mondo disincarnato dei modelli archetipali. Applicata alla realtà dei rapporti umani è folle e distruttiva. Perché non tiene conto della complessità del mondo reale. E certo Dante l'aveva capito: dietro alla stilizzazione dell'amore tipica della cultura cortese e provenzale, c'è di fatto una stilizzazione dell'esistenza e un rifiuto del suo carattere personale come pure dell'incarmazone. E questo in nome di una riduzione del reale ai suoi principi primi, intellettuali ed astratti. Agli arché, scambiati per spirito.
Ma se la donna è il solo fulcro e il solo scopo di quest'uomo così maschilizzato, perderla significa per l'uomo cadere nel baratro della disperazione. Restare senza centro e senza fondamento, un po' come il mistico che perde la fede. Una sorta di follia colpisce gli innamorati delle storie di amore cortese quando si trovano privati dell'oggetto del loro amore. Si pensi alla storia di Troilo e Criseide narrata da Chaucer. Troilo, che si è messo completamente al servizio di Criseide, onorandola come una dea, smarrisce letteralmente la ragione quando viene a sapere della relazione che la donna ha intreccciato con Diomede. Accecato dal dolore, cerca in battaglia di uccidere il rivale gettandosi da folle nella mischia e finendo invece ucciso da Achille.
L'origine della violenza che l'uomo ferito dall'abbandono scatena contro la donna,e non raramente contro se stesso (l'omicidio-suicido del marito che non riesce ad accettare la separazione), si annida già nella concezione di amore erotico che in Occidente si è affermata attraverso la letteratura buona e cattiva, le canzoni, il cinema. E' facile per una donna lasciarsi ingannare da chi, vestendo i panni del principe innamorato e carico di doni, nasconde (spesso senza saperlo) un cuore da lupo. Cortesia, rose, belle parole... perché resistere? Intanto il bel principe provvede a enfatizzare la magia della relazione che lo unisce alla sua dama, tanto che presto ogni altra relazione finisce per apparire scialba, inutile, prosaica. Le amicizie, i rapporti di lavoro, gli interessi che finora hanno riempito bene o male la vita della donna sbiadiscono fino a scomparire. Adesso ci sono solo lui e lei. Yin e yang. Non più due persone ma due "forze": la loro reciprocità è fatale. Scritta nel destino. E dopo l'entusiasmo, la passione, la poesia, fa capolino a poco a poco la tristezza, frutto dell'impoverimento esistenziale provocato dalla rinuncia. Dalla rinuncia alla carne, all'impegno a realizzare la propria personale irripetibile complessità. E anche alla "ciccia" delle passioni, degli interessi magari un po' puerili, degli hobbies. L'amore è criminale ancora prima di degenerare in tragedia, quando annulla la personalità di uno dei partners, o magari di entrambi, benché generalmente ce ne sia uno in grado di trarre dalla situazione più vantaggi. Il manipolatore, il più furbo o quello che è abituato per cultura a sfruttare le ambiguità di una situazione squilibrata. L'uomo perciò. E' lui quello che, generalmente parlando ( e con tutte le possibili eccezioni) ricava i maggiori vantaggi dalla solitudine e dalla stigmatizzazione della coppia. Lui infatti, in quanto polo maschile, tradizionlamente attivo, mantiene l'iniziativa e anche una certa intraprendenza. Per questo non è raro che il cavaliere abbia anche altre avventure di carattere erotico o viva imprese esaltanti, mentre la dama nel suo castello attende e "attira". E tuttavia la sua presenza è vissuta come salutare e necessaria all'uomo che non può in nessun modo accettare di perderla.
Oviamente questa analisi si applica laddove l'amore criminale non ha altre giustificazioni, come quelle di una cultura profondamente arretrata e maschilista, volutamente oppressiva e umiliante verso la donna. Ma dove l'aggressione maschile giunge per così dire inaspettata e l'amore, strappandosi di dosso le penne e le piume dell'angelo, si rivela "mannaro".

18 commenti:

  1. Ciao Roberta,
    non sapevo dove scriverti. Così ti lascio qui il mio commento sul tuo "Sangue del suo sangue".
    L'ho piacevolmente letto dopo il nostro incontro a Punto Pero.

    Il tuo libro è stato un fiume. E io mi sono lasciato trasportare da lui come una foglia.
    Avrei altre cose da chiederti, se vuoi. Per questo ti lascio il mio mail walter.gioia@fastwebnet.it. un caro saluto esteso anche a Valter.

    WG

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  2. Gentile Roberta,

    ciò che forse, in generale, si può affermare con certezza, è che, nel corso dei secoli, non una sola delle dimensioni attribuite alla donna le abbia reso giustizia in rispetto della verità, in assoluto.
    Dalla sublimazione cortese, alla demonizzazione medioevale, al femminismo del rinascimento francese, alle fasi intermittenti di barbarie ed esaltazione dei nostri giorni, essa ha subito ogni genere di manipolazioni, nei concetti, nei ruoli, nei fatti.
    Direttamente, il concetto d' Amore (il più disquisito concetto al mondo nelle Arti, io credo) ne ha assorbito gli influssi e seguito le sorti.
    Mi astengo dall' entrare nel merito delle tue esatte considerazioni -un commento non lo consente-, ma in sintesi ciò che vorrei affermare è che quando a regolare la vita ed i rapporti tra gli umani prevale il concetto di Forza, il prodotto è sempre la disgregazione e la distruzione.
    Prima di riuscire a cambiare l' etica dei rapporti tra i sessi, dovremmo stravolgere quelli che regolano il mondo, la società, la nostra stessa civiltà.

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  3. Ciao Roberta, ho letto con grande interesse il tuo post. E' vero quello che dici ed e' anche vero che, a mio avviso, la cultura italiana non ha ancora imparato a mio avviso a dare vero rispetto alle donne. Si tende a ancora a guardare con rispetto, come se si trattasse di uno di sani principi, un uomo che non accetta che la compagna abbia amicizie, interessi, esca con le amiche e si dedichi a un lavoro con passione. Si dice "si ma e' una donna e quando esce dove deve andare senza di lui?" LE donne cedono troppo infretta terreno sentendosi lusingate dalla "passione" di uno che le vuole tutte per se' senza accorgersi che il "lui" spesso vuole solo "richiuderle" da qualche parte per avere le sue certezze e poi andare in giro a svagarsi sapendo di nonessere mai solo. E purtroppo, per come mi sembra che vadano le cose, non ho l'impressione che la societa' sia pronta ad emanciparsi, anzi. Grazie di offrire sempre argomenti molto interessanti e stimolanti.

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  4. Sirio, io penso che ci siano stati momenti in cui la figura della donna godeva di maggiore prestigio, solo che ci si perde nella notte dei tempi, in epoche in cui l'agricoltura e il sisetma sociale delle civiltà urbane era ancora da venire. Effettivamente la storia sembra storia di umiliazioni per la donna. Ma il predominio maschile non ha dato grandi risultati mi pare, perché comunque sia è un predominio fondato troppo unilateralmente sui valori dell'estroversione, della forza, del potere, del successo. Se anche le donne abbracceranno questi principi, il mondo sarà perduto.

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  5. Vittoria cara, ciao. Grazie per l'interesse che continui a dimostrare per il mio blog e le tematiche femminili, magari un giorno scriveremo qualcosa insieme. Quando faccio un post su questioni che riguardano il femminile non penso più come all'inizio che le donne dovrebbero troverarlo interessante. Penso che qualche donna lo troverà interessante. Tu Vittoria ad esempio. E mi sembra già abbastanza per continuare a scrivere.
    Ti abbraccio, ciao.

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  6. Grazie, ma certo che trovo i tuoi argomenti interessanti e appena il lavoro sara' un po' rientrato nei paramentri, saro' felicissima di scrivere qualche cosa con te. Non ho dimenticato le ricerche che voglio fare sugli argomenti di cui abbiamo parlato. Attendo solo di avere piu' tempo. Domani leggo il tuo prossimo post. Un abbraccio.

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  7. ... eppur la gelosia (perché infine così riassumendo dobbiamo nominare tutto quello che tu sopra hai descritto) non colpisce unicamente gli uomini, benché indubbiamente siano statisticamente i più inclini alle violente e tragiche conclusioni.
    Hai citato miti, che dire di Calipso o di Didone? Miti scritti dagli uomini per gli uomini?O c'è un comune denominatore? (statistiche a parte)
    E quale peso diamo alla libido (se ancora un po' pensiamo che Freud abbia detto qualcosa di sensato); a questa ingovernabile libido.
    Un po' in controcanto Baudelaire diceva « Ma l'amore, per me, non è nient'altro che un materasso d'aghi su cui dare da bere a queste femmine crudeli »
    Uscendo dalle barriere sociologiche, andando dentro, è poi tanto lo spazio che ci divide? Francesca condivide l'infernale progetto con Paolo? Cosa fa da collante? La strega e Barbablù sono fratelli?

    Insomma. ma sotto, proprio sotto sotto, cosa c'è?

    Ciao

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  8. Quando un uomo dice ad una donna "tu sei mia, solo mia" questa farebbe bene ad aver paura anche se glielo dice nel più romantico dei modi, e vale pure a sessi invertiti anche se l'esito cruento è forse meno frequente.
    Sono paolo1984, sollecitato da aiace posto anche qui alcuni commenti che ho fatto sul blog "doctor blue e sister robinia".
    Sì, in effetti credo anch’io che l’idealizzazione del sentimento amoroso, la visione romantica di un amore “eterno” abbia fatto parecchi danni a livello umano pur avendo ispirato opere artistiche di alto pregio.
    Io credo che sia non dico l’amore, ma la sua idealizzazione romantica a portare, ovviamente solo in certi casi, all’omicidio dell’ex seguito spesso dal suicidio dell’assassino: “io non posso/non voglio vivere senza di te e non permetto a te di vivere senza di me”.
    mi lasciò scosso tra i casi di cronaca che abbiamo visto quest’estate quello di un ventenne che aveva ucciso la sua ex e poi si era suicidato, prima di togliersi la vita aveva detto “solo così possiamo stare insieme per sempre”: sono gli effetti malati di un eccessivo romanticismo, ma quando il sentimento non è mediato e “tenuto a bada” dalla ragione avvengono queste cose.
    Altro effetto deleterio che la ragione deve assolutamente tenere sotto controllo è la gelosia, una delle emozioni più pericolose del mondo e anche stupide poichè credo che, o col corpo o con la mente, prima o poi tutti tradiamo il partner, non si può pretendere di essere per sempre al centro dei pensieri e dei desideri dell’altro.

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  9. AIACE, il divario fra uomini e donne in questo caso è soprattutto culturale. Nel post mi sembra sia implicito che considero la riduzione dell'uomo e della donna rispettivamente a maschile e femminile molto negativa. Io non sono molto meno maschio di te e tu non sei molto meno femmina di me. Il desiderio e l'innamoramento non seguono vie tanto diverse nei sessi.
    Tra l'altro, PAOLO, io non volevo affatto biasimare l'innamoramento, un poetico stato di grazia. Ma penso che l'innamoramento debba essere non assolutizzato e invece considerato nel contesto di un percorso iniziatico. Assolutizzarlo significa precipitare nella simbiosi, che, è vero, ha qualcosa di magico nella misura in cui è fondata sull'attrazione degli opposti. Per tenere sempre alta l'attrazione, però, i due elementi della coppia finiscono per polarizzarsi molto. Troppo. E così perdono la loro complessità di persone che non sono solo maschio e femmina e che non sono portatori di sentimenti puramente erotici, ma anche di altro genere. Credo che il fascino anche letale di Eros scaturisca proprio dal piacere estetico della polarità, che nell'innamoramento si dà puro. C'è un momento magico di tensione ma dal due bisogna passare al tre, altrimenti prima o poi succede qualcosa di tremendo.
    Però Paolo, hai solo 26 anni: innamorati innamorati innamorati! L'ironia e il controllo sono come paracadute: aprili quando stai cadendo, non quando stai volando: lì ci vogliono le ali. Ma certo ci
    penserai già da te.

    roberta

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  10. Ma neanch'io volevo biasimare l'innamoramento e neanche l'eros,la passione erotica che come ho scritto nell'altro blog considero fondamentale per ogni rapporto amoroso degno di questo nome, affermo solo che va tenuta sotto controllo dalla ragione come ogni emozione, questo non significa che non bisogna mai cedere ai sensi, all'estasi alla gioia amorosa e anche sessuale..anzi, ben venga ("venga" è il verbo giusto!), ovviamente prendendo le dovute precauzioni.
    D'accordissimo poi sul fatto di non ridurre mai le persone a maschile e femminile.
    Mi potrebbe spiegare cosa intende con quel "dal due bisogna passare al tre"? posto che non credo si riferisca al triangolo stile Jules e Jim (contro il quale io personalmente non avrei da ridire), si riferiva forse al fare o adottare un figlio? Perchè non credo sia quella una via obbligata per evitare l'assolutizzazione dell'amore (e poi non è detto che la eviti), basta usare il cervello e capire che l'altra persona è per l'appunto un'altra persona e non il tuo pronto soccorso sentimental-sessuale, capire che la persona amata come ogni persona è un fine e non un mezzo, come diceva Kant.

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  11. sono paolo1984, si sarà capito.

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  12. E sul triangolo Jules e Jim avrei ovviamente qualcosa da ridire sulla sua conclusione tragica segno che non si è riusciti a sfuggire all'assolutizzazione ma non è detto che debba sempre finir così.

    paolo1984

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  13. "Dal due al tre", per dire dalla tensione degli opposti alla freccia scoccata, dalla sospensione del tempo alla storia, dalla stasi al cammino iniziatico. Non ho inteso per tre il figlio, benché a pensarci l'immagine del figlio possa ben rappresentare simbolicamente l'"altro", il nuovo che fa circolare l'energia in tensione evitando che si finisca in corto (circuito).
    ciao

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  14. Grazie del chiarimento, signora Borsani

    La saluto

    paolo1984

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  15. Jules et JIm? Paolo dammi retta, ci abbiamo provato dal basso dei nostri ego nel '68. Sapessi che disastri (ed anche che ridicolo...) Ciao

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  16. E siccome avete fallito voi vuol dire che nessuno più ci deve provare? Non sto dicendo che io ci voglio provare, ma non giudico chi vuole provarci.

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  17. Sono sempre paolo1984.

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  18. Chi vuole è libero di provare, prego, lo faccia. Non credo proprio, Paolo, che Aiace cercherebbe di impedirtelo. Era solo un simpatico e divertito suggerimento.
    Aiace non ha giudicato le persone ma i tentativi, gli atti insomma. E anche di giudicare si deve essere liberi, ci mancherebbe.
    Poi io ho presente quegli anni. Io non sono mai riuscita ad innamorarmi di due ragazzi insieme. Avevo l'innamoramento facile, ma uno alla volta. E per questo molti "compagni" mi acusavano di essere una piccolo-borghese. E io ci stavo pure male. Oggi alcuni di loro girano con il suv e hanno la faccia da forzaitalioti. Poveri stronzi loro e povera stronza io!

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