giovedì 30 dicembre 2010

L'Anticristo, di Joseph Roth


L'Anticristo è ovunque, l'Anticristo è in noi, l'Anticristo guida la storia. Siede sul trono dei re, allunga gli artigli sulla curia papale, vuole la distruzione dell'ebreo e vive nell'ebreo se questi brama la salvezza in esclusiva per il suo popolo. L'Anticristo ha gettato le fondamenta di Hollywood, la capitale delle anime perdute che hanno venduto l'ombra al diavolo per ottenere in cambio denaro e illusioni. E ora l'ombra governa il mondo.
La storia contemporanea con le sue più importanti manifestazioni esce dalle pagine de L'Anticristo di Joseph Roth (Editori Riuniti) come una storia di Ombre, attraversata dal baco dell'Illusione che frantumando ogni atavica consapevolezza, smangiucchiando le radici della coscienza storica, lascia in piedi costruzioni irreali, cioè Ombre, come quelle del cinema, e poi Menzogne, Ideologie, proiezioni di quella che Nietzsche chiamava la "volontà di potenza" . Per Roth, intriso di sofferta spiritualità ed infiammato da furore poetico, sono le forme ingannevoli di ogni nazionalismo, che disconosce la comunione della fratellanza risolvendola nel cameratismo patriottico o peggio ancora nel legame di sangue della razza. Forme ingannevoli del comunismo che uccide Dio e innalza la Macchina riducendo l'uomo stesso a macchina: perché un servo che non sa più nemmeno di essere servo, ma si crede padrone in nome di una impostura che agisce come un malefizio, non è forse il figlio naturale del Golem?
L'Anticristo di J. Roth è un libro che scrive sulla pelle. Il linguaggio è ispirato, la filosofia è profonda. La verità si fa strada tra infuocati arabeschi di immagini scaturite da una mente febbrilmente attiva, difficile da seguire. Il discorso è infarcito di geniali neologismi che avvolgono in una rete di segrete analogie realtà apparentemente lontane (ne è un esempio la scomposizione Holly-wood, letteralmente "bosco di agrifogli", accostata per assonanza al tedesco Holle-Wut, "furia d'inferno": e "furia d'inferno" sarà in tutto il testo la città dove l'umanità delle persone che vendono l'ombra svapora nella vacuità del personaggio). Perfino il mito entra in campo, laddove lo sguardo si fa abissale e rifiuta ogni mediazione, nel punto in cui la dialettica diventa vacuo cicaleccio: il Mostro è lì davanti a noi, con i suoi occhi di bestia mite e a noi spetta riconoscerlo. Roth stesso avvisa: "Ho scritto questo libro come un monito e un ammonimento, affinché l'Anticristo venga riconosciuto, in tutte le forme in cui si mostra".
Riconoscere l'Anticristo, laddove magari si ammanta di finta umiltà, vestendo perfino i panni della vittima sacrificale, può condurre alla peggiore delle solitudini. Quella di chi si sente lottare contro tutti e non vorrebbe, ma "deve". L'Anticristo sembra infatti scritto "contro tutti" e, come nota nella bella introduzione Flavia Arzeni, è "un testo anarchico, nichilista, intriso di profondo pessimismo". Impressione confermata dalla brava traduttrice Cristina Guarnieri che nella nota introduttiva aggiunge: "Il Roth che si manifesta in queste pagine, moderno Geremia, ha un timbro troppo acceso, troppo profetico, perché possa essere ricevuto con facilità. Con la sua irruenza oratoria e la sua verve teatrale non risparmia nessuno: né l'antisemita né l'ebreo, né la dittaura nazista né quella comunista, né il cinema né i giornali".
Ma siamo nei primi anni '30, come non essere pessimisti? come non cogliere nell'atmosfera stessa che si respira i segni della distruzione e la presenza del Male? I poeti hanno inoltre delle antenne particolari, come quelle degli insetti: traducono le vibrazioni dell'aria e ne ricavano immagini di quanto sta avvenendo nelle profondità, dove si forgiano i destini. Io aggiungerei che Roth avverte molto in anticipo sui tempi il potere demoniaco e distruttivo che la tecnologia cova in sé, avvolgendo nella sua ragnatela paesi, culture e sistemi politici molto diversi e distanti, perfino opposti. Il mito della macchina s'impone al bolscevico russo come all'uomo d'affari newyorkese. La macchina ruba l'ombra dell'attore o della semplice comparsa di Hollywood e la macchina costringe il povero minatore a lavorare sottoterra come una talpa estraendo carbone e carbone per quelli che il carbone lo commerciano e sotto terra non ci vanno mai.
Certo, la sola via d'uscita (se mai ce n'è una) che le pagine di Roth potrebbero suggerire è quella impossibile da percorrere ai più della santità. La via di chi rinuncia ad esercitare qualsasi seduzione, non cerca il potere e aderisce perfettamente alla propria fragilità riconoscendosi "figlio"del Creatore, bisognoso di grazia, fratello di tutti gli altri uomini. Ma non è esattamente così.
Questo esplosivo pamphlet si può certo comprendere meglio collocandolo nel contesto di tutta l'opera di Roth. Giobbe, La leggenda del Santo bevitore, ci parlano di un'umanità che è grande nel riconoscimento della propria naturale imperfezione. L'Anticristo agisce laddove l'uomo si ritiene immune dal peccato ed elabora una specie di forsennato idealismo che lo spinge a pensare di realizzare sulla terra la Perfezione celeste. L'Anticristo abita l'uomo che crede e nel momento in cui crede di essere Angelo. Gli isterici utopismi a base religiosa, nazionalista e ideologica (come quelli che sorreggono tutte le rivoluzioni, da quella francese a quella russa a quella tecnologica) portano con sé una lunga catena di crimini, commessa sempre in nome della Giustizia e del Progresso.
Il santo di Roth, colui che combatte l'Anticristo, non è quello "impossibile" delle agiografie. Non è San Giorgio vittorioso sul drago. Ma il santo peccatore che nella fragilità viva e vera della sua carne trova il miglior antidoto contro la gelida astrazione di un idealismo che agisce nel mondo come una mina anti-uomo. Disintegrando l'irripetibile unità della forma e riducendo ogni ordine all'amorfa sostanza della materia. Come fa il denaro, come fa la guerra. Campane create per lodare e poi fuse e riplasmate per fabbricare proiettili (bellissimi i capitoli che accostano significativamente campane, o meglio "carcasse di campane", e artiglieria). Perché c'è terra da conquistare e soldi da guadagnare. E la mano che disfa plasma ridisfa è la mano dell'Anticristo.

L'Anticristo di Joseph Roth, Editori Riuniti, 2010

Leggere a questo proposito la bella recensione di Claudio Magris sul Corriere della sera del 17 dicembre 2010. Puoi trovarla qui

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