giovedì 17 marzo 2011

Noi non ci saremo


L'ho già scritto. Api, lucciole, bombi e altri graziosissimi insetti stanno morendo. Un processo che va avanti da molto tempo assumendo caratteri diversi a seconda del veleno utilizzato. I nuovi agrofarmaci infatti uccidono lentamente, con poca eclatanza. Ci abituano a poco a poco alla sempre più labile presenza di insetti e uccelli. Nemmeno ci accorgiamo che anche la terra si fa più triste, i nostri occhi meno gioiosi e la nostra anima meno disposta a contemplare.
"Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro".
Molti conoscono questa orazione che il capo indiano See Yahtlh avrebbe scritto al presidente degli Stati Uniti d'America nel 1854. Alcuni sostengono che si tratti di un falso storico, perché non è affatto un capo indiano l'autore. Ma che importa. Molte citazioni tratte dal testo sono finite stampate su magliette, diari scolastici, zaini, perché sanno arrivare diritte al cuore di chiunque. E dicono quello che chiunque in cuore suo pensa.
Dobbiamo agire in tempo. Il mondo che abbiamo costruito somiglia sempre di più a una macchina. L'uomo anche. Fosse un uomo libero, infatti, potrebbe interrompere il gioco in cui si trova invischiato e di cui avverte la pericolosità. Troppo inquinamento, troppa energia succhiata alla terra, troppa sporcizia. Città di trenta milioni di abitanti, come quella di Tokio. Citta inevacuabili, come ci insegnano le tragiche vicende del Giappone in questi giorni. Città come gabbie.
L'uomo, dicevamo, potrebbe, anzi dovrebbe uscire dal gioco. Però non lo fa. Nemmeno chi della libertà dello spirito ha fatto un cavallo di battaglia contro il materialismo. Dagli uomini di fede, cristiana, cattolica o altro, non si alza una voce di chiara condanna verso l'uso indiscriminato delle risorse e lo scellerato sistema economico realizzato con il concorso di una tecnologia mostruosa, che ha ormai preso il sopravvento. Non più al servizio dell'uomo ma capace, al contrario, di asservirlo a bisogni che, se non sono della macchina, sono comunque di qualcuno saldato alla macchina. Qualcuno che è passato dall'altra parte, quella di Mefistofele.

L'avvento dell'uomo sulla terra ha portato con sé un principio di razionalità e una capacità di discriminazione indispensabile perché il disordine rigoglioso della vita universale s'inquadrasse nella struttura del logos. E credo in questo senso ad Adamo spettasse nella Genesi il compito di dare un nome alle cose e di esserne il pastore. Custodire la natura e inquadrarla in relazione al soddisfacimento dei bisogni e delle finalità ha significato la costruzione di ovili, argini, ponti, la delimitazione dei campi e dei boschi: l'addomesticamento della realtà che l'uomo non può accettare come semplicemente data. Alcune piante sono state selezionate per essere coltivate, altre no. Alcune di quelle giudicate inutili o dannose si sono estinte. E questo è sembrato naturale. Ma poi il logos ordinatore ha tirato fuori i denti: erano spaventosamente aguzzi. La selezione si è fatta distruttiva, la diversità delle specie e la meravigliosa e un po' anarchica molteplicità della vita ha lasciato il posto a un ordine mortifero. La vita guidata dall'uomo ha assunto via via tonalità sempre più monocordi, annullando le differenze, macinando gli angoli irriducibili alle linearità della macchina, marciando con stivali chiodati sull'esistenza di creature fragili, poco adattabili. Come se l'uomo anziché farsi carico dei compiti alti che l'addomesticamento porta con sé (forma e significato) avesse scelto di collaborare ad un processo distruttivo, quello del persiano Arimane. Un processo volto alla estrema semplificazione in cui la Vita giunge negando il suo costitutivo rigoglio e quindi se stessa. Via i panda, i koala, i fiordalisi, le lucciole, le farfalle, le api...E giunge il tempo della "grande solitudine dello spirito" di cui ci ha parlato capo See Yahtlh.

Molti sono i segnali. Pare che le sempre più diffuse allergie da cui sono colpiti gli umani siano la reazione ad un aumentata produzione di pollini da parte di piante che evidentemente soffrono, si ammalano, si sentono attaccate e temono l'estinzione. Nella nostra corsa alla ricchezza abbiamo fatto arrabbiare anche loro. Sta per avverarsi la profezia che la tradizione attribuisce al grande Toro Seduto, detto nella sua lingua anche "Il lento" per l'avvedutezza del suo parlare: "Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche".

Se muoiono le api non ci rimarrà molto. Dalla desolazione che si farà sulla terra nasceranno certo altri mondi, ma noi non ci saremo. Noi non ci saremo.

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