venerdì 25 marzo 2011

Testimonianze partigiane


Carlo Levi, La fucilazione, 1944

Il ragazzo dal busto di gesso
di Lino Taboni
(da Testimonianze partigiane, Zoolibri, 2005)

NON HO MAI saputo come si chiamasse: poteva avere fra il sì e il no 17 anni. Lui di guerra partigiana, di fascismo e di cose simili se ne occupava poco e niente. Era chiuso nel suo dolore di ragazzo infelice, negato alla vita. Un busto di gesso alto e chiuso gli soffocava il respiro e la giovinezza. Veniva su triste fra i suoi monti con le occupazioni che non andavano olltre il pascolo e il fuoco del grande focolare.

QUEL GIORNO VIDE sulle facce dei suoi di casa, dei vicini, distendersi un terrore cupo: l'angoscia di un incubo che lo si avverte e non si può evitare. Sentì lontano dei colpi sofffocati che si avvicinavano: vide i ragazzi semi guardarlo quasi con occhio di invidia. Quel giorno era meglio essere dei poveri minorati. E la sua sorpresa, non paura, ma fu tanta quando uomini coll'elmetto di acciaio brunito, alti e forti, con un buusto non di gesso come il suo, ma di nastri di pallottole, con le bombe a mano infilate, prelevarono anche lui con gli altri, con quelli che stavano bene.

CAMMINARONO UN PEZZO tutti e lui non sapeva se dirlo o no che aveva il busto di gesso.

CAMMINÒ E FU consegnato con gli altri che stavano bene ad altri uomini meno grandi e forti ma, più neri e terribili nel vestito e nei segni che portavano addosso. Poi li avviarono in mezzo al fiume e li legarono tutti insieme su di un terrapieno dove c'era erba buona per le pecore qualche volta in primavera. Non capÌ bene che cosa stesse succedendo: solo sentì che era ora di dire a quella gente che lui aveva il busto di gesso, che gli altri stavano bene, ma che lui non era come gli altri.

STAVA PENSANDO QUANDO sentì l'aria rompersi: un rosario di colpi e poi vide quelli accanto a lui che erano sempre stati bene cadere tutti urlando: sentì un colpo a un braccio e cadde anche lui.

CON LA BOCCA mordeva la camicia sporca del figlio del suo vicino di casa: vide il sangue che strisciava sulla polvere. Allora s'alzò di scatto come non aveva mai fatto: si buttò giù dal terrapieno e si mise a gridare che lui non era come gli altri, che non poteva morire perché aveva il busto di gesso.

QUEGLI UOMINI IN nero e con la morte sul berretto si voltarono sorpresi e seccati.

SE NE STACCÒ uno con una barbetta rossa e collo schioppo con tutti i fori: gli andò incontro lo afferrò per un braccio e lo riportò là nel grippo di quelli che stavano bene: lui urlava, che era malato, che aveva il busto, che non poteva moriire, che non sapeva niente, ma quello con il barbettino rosso era forte, aveva lo schioppo con la morte sulla manica anche.

FRA LE LACRIME incespicò nel suo vicino di casa, barrcollò un attimo rendendo difficile al barbetto rosso di prendere la mira: sentì ancora il rosario. Così un ragazzetto dal busto inngessato dovette essere fucilato due volte al Ponte di Casteldelci in un Venerdì Santo perché il barbetto rosso potesse raccontare che "i banditi" erano stati tutti liquidati.

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