giovedì 28 aprile 2011

Dove regna Belzebù


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Mi sono quasi rotta una caviglia. Distorsione e distaccamento di un frammento del'astragalo. Una volta mettevano il gesso, adesso ti mandano a comprare tutore e calza elastica: 122 euro. Io lavoro, posso. Penso però alle molte persone che in questo momento sono in difficoltà economiche. In tal caso come reagirebbero? Steccherebbero da soli la caviglia con dei legnetti di fortuna oppure chiederebbero un prestito alla mamma pensionata?
L'ospedale in cui mi hanno visitato è nuovo di zecca: grandi, anzi enormi corridoi in cui non è difficile perdersi. Il personale però è scarso, le camere piccolissime, e si ha ovunque l'impressione di essere stati ingoiati da un dinosauro morto da un miliardo di anni. Di muoversi a braccia fluttuando nella sua carcassa che una folata di vento impetuosa potebbe polverizzare da un momento all'altro. Monumentale precarietà, cioè business.
L'ospedale è quello di Legnano. Non quello sul sempione, storico, ma evidentemente per Formigoni e i suoi amici obsoleto. Parlo di quello di recente costruzione. Raggiungibile per ora solo in automobile. Dal paese in cui vivo, ad esempio, non ci sono mezzi e questo non è un particolare di poca importanza.
L'ospedale nuovo sembra nascere da un impeto di roboante menefreghismo per gli utenti, i malati presenti e futuri, i loro parenti e amici. Qui non ci si prende cura, qui si fa azienda. Ecco, la parola è quella dell'era "formigoniana". Il criterio di gestione della salute dei cittadini si è fatto aziendale, e noi pecorelle l'abbiamo permesso. Fra noi, i medici (tutti fan del Robertone? Da dove viene questa cresciuta popolarità e vicinanza di cuore fra il nostro governatore e le ultime generazioni di medici ospedalieri? Bisognerebbe dare una risposta).
La sanità lombarda non rimarrà a lungo la migliore d'Italia: ci metteranno un po' di tempo (non così tanto però) ma riusciranno a distruggerla. Ovviamente sto parlando di quella pubblica. Perché, per un'assurda incongruenza di cui solo le società umane sono capaci (in natura tutto è così meravigliosamente consequenziale se non addirittura armonico!), mentre la povertà distende la sua mano scura sulla penisola, ai cittadini si richiedono comportamenti e risposte da "ricchi", spingendoli verso il privato. Tutti, come si dice al mio paese, "sciur sensa dané". Pazienti appena operati e in condizioni tali da richedere ancora cure assidue vengono riconsegnati ai parenti, i quali dovranno provvedere a pagare di tasca loro un infermiere. Se non possono accenderanno un mutuo, ipotecheranno la casa, chissenefrega.
Sul treno della sanità lombarda che corre felice verso il profitto fottendosene altamente del bene comune, vedo affacciate tante facce, mica di "scomunicati" (per usare un'espressione molto manzoniana), no, tutto il contrario. Facce di uomini pii. Facce di sagrestia. Gente che assolve la ruvidezza di cuore in nome di un Dio-commendatore dal viso teso dai lifting e la tendenza alla pingedine tenuta a bada con il tennis. Un Dio molto molto liberale. Bendedice i ricchi che prosperano e affumica con il sigaro la plebaglia.
Reagiamo. Ci sospingono verso il privato? E noi rispolveriamo lo spirito comunitario. Non quello individualista del "chi fa da sé fa per tre" (che negli ultimi anni ha spinto troppe persone a rivolgersi agli usurai). Riprendiamoci la nostra umanità per prima cosa. Certamente uno stato che funziona dovrebbe garantire giustizia e vita dignitosa a tutti, anche in assenza di umanità. Ma questo stato, è evidente, non lo sa più fare. Perciò la risposta è: comunità di mutuo soccorso. Come hanno fatto in alcuni paesi per far fronte alla crisi economica, dotandosi perfino di una moneta locale complementare (esempio: il Wir). Inventiamoci nuovi rapporti e una nuova economia, fondata sul soddisfacimento di bisogni reali e uno scambio magari a corto raggio che però si possa controllare. Tra il V e il VII secolo d. C. (crollo dell'Impero romano d'occidente, invasioni) fu per avere le cose sotto controllo che la popolazione fuggì nelle campagne a organizzare un sistema di produzione autarchico (la curtis). Economia chiusa, recitano i manuali di storia, economia "cattiva". E quella buona quale sarebbe: quella nostra, globalizzata, talmente aperta che pare la bocca dell'Orco?
Rompiamo la bolla d'irrealtà in cui siamo rinchiusi e restituiamo significato vivo, vero, alle parole. Prendersi cura delle persone: ecco cosa il nostro stato non sa più fare. Facciamolo noi e prepariamoci allo scontro. Perché questa povera Italia caduta in mano a oligarchie più o meno mafiose, clientele ecc. dovrà decidersi: o con i mafiosi o con i cittadini che vogliono garantire a tutti, poveri e ricchi, una vita (l'unica a nostra disposizione!) che vale la pena di essere vissuta.
Se questa risposta tarda a venire è perché l'irrealtà in cui ci ha precipitato un sistema economico e di relazioni astratto e fuori da nostro controllo, è entrata dentro di noi, attaccando il nostro sistema immunitario proprio come l'Aids. Demolisce le resistenze, prima illudendoci di poter essere parte attiva del sistema. Nutrendo le speranze di un successo economico sempre alla portata (basta volere!) e che invece è come la mela di Tantalo. Diventeremo sempre più poveri, questa è la verità. I nostri figli non sapranno cosa mettere nel piatto e non avranno alcuna pensione (come maturarla del resto da precari?). Ma poiché non avranno messo al mondo figli (temendo di non poterli mantenere), non potranno neppure contare sui legami familiari per far fronte ai bisogni della vecchiaia. Svegliamoci! Questo sistema è peggiore perfino del fascismo. Se guardi a chi governa ti pare quello di Lucignolo, ma sotto sotto è il sistema di Belzebù.

6 commenti:

  1. Fotografia culturale sconcertante. Non c'è nulla in questa sanità che abbia a che fare col cattolicesimo popolare. Che Chernobil spirituale c'è stata?

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  2. La lupa che più mangia e più ha fame, questa è la nostra Chernobyl. Una bestiaccia che il consumismo del secondo dopoguerra ha scatenato ed ora non c'è più nessuno che sappia tenerla a bada.Tutto è business. Per la sinistra, per la destra e per i cattolici.
    Di popolare è rimasto il peggio.

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  3. Secondo me, però, quando scrive che l'economia curtense sarebbe nata da un movimento spontaneo della popolazione dalla città alla campagna, al fine di garantirsi condizioni di vita meno precarie, dimentica un aspetto fondamentale: la "curtis" aveva un signore, cioè un padrone, che esercitava poteri fiscali, giudiziari e di polizia sulle persone che vivevano sulla sua terra; ciò darà origine al fenomeno della "signoria di banno" (dal germanico "ban", ossia il potere nel suo effettivo esercizio), che per gli storici è il fattore responsabile della disgragazione dell'ordinamento politico carolingio (e dunque della conseguente lunga crisi dell'Impero, che durerà fino alla fine del Medioevo): senza aver ricevuto formale delega da parte di un'autorità centrale (sovrano, imperatore), i feudatari esercitavano il potere come se si fosse trattato di un bene privato, "di famiglia", e, in quanto tale, trasmissibile ereditariamente (una consuetudine, e per certi versi un malcostume, che riceverà una sanzione formale solo nel 1037, con la "Constitutio de feudis" emanata dall'imperatore Corrado II).
    Insomma, la "curtis" non era il villaggio dei Puffi...

    Cordialmente

    Claudio Raimondi

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  4. Certo che la curtis non era il villaggio dei puffi, non vedo da quale delle mie affermazioni lei possa trarre unma simile conclusione.
    Ma la curtis, le cui basi precedono l'arrivo massiccio dei popoli germanici e sono state gettate nel tardo imperò, quando l'aristocrazia preferì abbandonare le città e rifugiarsi nelle sue proprietà in campagna, sono una risposta a un bisogno di sopravvivenza e di ordine sociale. Non bisogna attribuire all'uomo medievale sentimenti e visioni del mondo che non gli appartengono. Per quegli uomini (alto Medioevo) la gerarchia è ordine, la nobiltà di sangue una necessità Per noi no, ma questo non significa che i popoli che ci hanno preceduto nei millenni siano "inferiori" e più infelici di noi. Oggi vediamo occupare posti direttivi (anche altamente direttivi) mafiosi e donne che hanno comprato il privilegio del comando passando la notte a casa del potente di turno. Che bella democrazia! questo sì che è il vilaggio dei puffi! Quasi quasi rinpiango la signoria bannale. E non dimentichiamo che il potere medievale è controbilanciato dall'esistenza di una serie di poteri locali e di consuetudini che venivano rispettate più di quanto si faccia oggi: la storia recente dei referendum aggirati ne è un esempio.

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  5. E c'era anche "Un altro modo di possedere"...
    cfr. http://www.issm.cnr.it/demetrapdf/boll_1_2004/Pagine%20da%20Demetra%20imp%201_corona.pdf

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  6. Geazie, Lycopodium. E' un articolo molto interesante. Ho appena letto di S. Settis (citato nell'articolo) Paesaggio, Costituzione, Cemento, che approfondisce la riflessione sugli effetti devastanti che la privatizzazione selvaggia può rpodurre sul territorio. Grazie ancora,buona giornata.

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