lunedì 30 maggio 2011

Il punto di vista degli assassini


Quanto vale la vita di un uomo? Di un giovane, un anziano, un bambino?A me hanno insegnato che non c'è modo di poterla misurare. La vita di un uomo resta inestimabile e irripetibile. Perché un uomo è sempre e rigorosamente "uno". E mai, per quanti miliardi di anni possa durare la vita sulla terra, ce ne sarà uno uguale. Non è necessario scomodare le categorie del religioso per dire una cosa del genere. Basta pensare, alla luce di una spiritualità anche laica, e in maniera un po' vichiana, che l'uomo è tutto intessuto di storia e che la storia, fatta di istanti irripetibili (solo "simili" ad altri, mai identici), è tutta umana: fatta dall'uomo. Quando un uomo si addormenta al di là dei nostri orizzonti, è un mondo intero che scompare, benché mai completamente, perché nessun uomo è un'isola. Le opere, i sentimenti di chi scompare vengono accolti da altri uomini, assumendo sfumature e significati diversi, rimescolandosi con altre realtà, divenendo via via e in modi diversi "irripetibili". Se gli animali, gli alberi e perfino le cose ci possono apparire tali, irripetibili e insostituibili (il "nostro" cane, il noce piantato quando è nato il "nostro" bambino, la vecchia culla in cui hanno dormito i "nostri" fratelli...), è perché il sentimento dell'uomo che li ha visitati e animati, li ha resi tali. Essi sono stati liberati dalla serialità e dalla banalità dall'uomo.
Non è vero che uomo e animale siano la stessa cosa, però, come una cattiva scienza e una cattiva letteratura cercano di insegnare. Perciò, quando la Nato si scusa per aver erroneamente bombardato a Helmand, in Afghanistan, dei civili, uccidendo diverse persone, tra cui molti bambini (la Nato inzialmente ha parlato di nove vittime, gli afghani di quattordici), le scuse non possono essere accettate. E' offensivo presentare una simile tragedia come un errore. Si sa che quando si gettano le bombe dall'alto possono andarci di mezzo gli innocenti. Si sa che le bombe intelligenti non esistono. Se gli americani volessero davvero combattere contro i terroristi nemici dell'Occidente (ammesso che se ne trovino in Afghanistan), dovrebbero scendere per le strade e andare a cercarli. Quando gli obiettivi da colpire restano invece molto più in basso, anche migliaia di metri, la prospettiva cambia. Sbagliare e uccidere i bambini da lassù non sembra tanto grave. Da lassù l'uomo non appare diverso da una formichina. La prospettiva annulla il particolare e l'irripetibile. Da lassù l'umanità è "plebs", moltitudine senza nobiltà. Voglio ricordare a questo proposito il bombardamento di Gorla, rimasto impresso nella memoria dei milanesi come l'episodio più tragico e commovente legato agli attacchi aerei della Seconda guerra mondiale. La mattina del 20 ottobre 1944, nel corso di un'incursione americana (che in diversi quartieri della città, ma soprattutto in quelli di Gorla e Precotto, causò oltre 600 morti), una singola bomba da 500 libbre centrò in pieno la tromba delle scale della scuola elementare Francesco Crispi e uccise 184 bambini e 19 delle loro maestre. Il comandante che sganciò la bomba sulla scuola aveva come obiettivo Dresda, ma si era trovato con il suo velivolo fuori rotta. Aveva due possibilità: o liberarsi dell'ordigno di lì a poco in aperta campagna oppure subito, sganciandolo sulla città. Decise per la seconda possibilità. Destino vuole che sotto ci fosse proprio una scuola dove al primo segnale d'allarme avevano interrotto le lezioni per recarsi ai rifugi. Troppo tardi: l'ordigno era già su di loro. Morirono anche le mamme accorse per portare i loro figlioli al sicuro, e anche i bambni più piccoli che tenevano in braccio.

L'uomo contemporaneo non è più uomo capace di "vedere lontano". Lontano videro le età animate da spirito profetico, di grandi speranze e ideali. L'uomo contempoaneo vede "da lontano". E "da lontano" tutto appare piccolo, estraneo, insignificante. Il distante non è ciò verso cui si sta andano: l'atteso, il soggetto di un incontro, il "tu". Il fascinoso che si rivela piano piano all'occhio incantato del viaggiatore del Milione. No. "Da lontano" il distante rimane incomprensibile e perfino fastidioso, soprattutto quando rallenta o compromette la realizzazione di un disegno ideato a tavolino proprio da uomini abituati a pensare tutto il genere umano "da lontano".
Veicoli di questa mortifera distanza sono i mezzi di comunicazione di massa, la televisione come gli aerei della Nato, come l'Enola Gay che sganciò l'ordigno atomico sopra Hiroshima. Essi ci rapiscono nel vortice della distanza, confondendoci, rendendoci astratti e perfino distanti a noi stessi, alla nostra umanità. L'irripetibilità del singolo, per essere apprezzata, capita e amata, chiede infatti la vicinanza, l'intimità, l'esperienza del contatto. Un estimatore di diamanti vuole la pietra in mano per poterne giudicare il valore. Vuole guardarla da vicino e da vicino misurarne la bellezza. L'orafo valuta il metallo assaggiandone la consistenza fra i denti: è in questa intimità che gli si rivela la purezza dell'oro. Maledetto il cannocchiale che trovò il modo di mostrarci un lontano inavvicinabile, strappandolo ad una rigogliosa immaginazione e consegnandolo alla monotonia di un' uniformità impossibile da avvicinare attraverso l'umana relazione, la solidità del migliore senso comune e l'esperienza. Quest'ultime basterebbero da sole a dire che la vita di nove (o quattordici) persone non si possono in alcun modo mettere fra i rischi intraprendendo azioni che non siano assolutamente necessarie o finalizzate ad evitare un disastro umano ancora più grande. E la guerra d'attacco non è necessaria. Sicuramente non lo è quella in Afganisthan. Nove persone ( o quattordici, e anche questa incertezza sui numeri è significativa: vi si può leggere l'"o"..."o" dell'indifferenza, esattamente all'opposto dell'"aut aut" dell'inter-esse e dell'impegno) sono state soppresse come zanzare moleste, inezie, da uomini che vedono "da lontano". Se vedessero "lontano" ora impazzirebbero di dolore, come pare sia impazzito l'aviatore dell'Enola Gay sessant'anni fa. Vedrebbero infatti meravigliose possibilità esistenziali - fioriture stupende, alberi carichi di frutti succosi- inaridire all'istante e scomparire, a causa loro. Tranquilli, cari lettori, non accadrà. Nessuno impazzirà. Questi aviatori torneranno a casa convinti di avere fatto il loro mestiere. Una volta hanno sbagliato, vero, ma se ne dimenticheranno presto: c'est la vie, anzi: c'est la guerre.

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