sabato 18 giugno 2011

Persuasori di morte, di Roberta Borsani



E' prevista per lunedì 20 giugno l'uscita del mio secondo romanzo, Persuasori di morte, edito da Oge, nella collana Neroleandri, diretta da Marco Beck

Da una palude nei pressi di una cittadina della provincia piemontese riemerge il cadavere di una ragazza uccisa con un colpo d’arma da fuoco. Tormentata da gravi problemi psicologici, Fiammetta Uslenghi poteva contare solo sull’amicizia di un giovane prete, don Gabrio, e di sua sorella Miriam, donna dal fascino enigmatico e dal passato ambiguo. A indagare su quel caso di omicidio è il commissario Realis, un cinquantenne appassionato di letteratura e di floricoltura. Numerosi indizi lo costringono, suo malgrado, a incriminare il sacerdote. Ma nella sua mente si addensano crescenti perplessità: le indagini procedono con una linearità fin troppo consequenziale, fra testimonianze e coincidenze che sembrano obbedire a un piano diabolico, a una tenebrosa congiura ordita per annientare don Gabrio. All’insaputa di Realis, in effetti, un misterioso Principe conduce, insieme a complici celati dietro maschere ed epiteti emblematici (il Filosofo, l’Artista, l’Abate…), un “Grande Gioco” che consiste nello scegliere una vittima predestinata e metterla in una situazione talmente disperata da non consentirle altra via d’uscita che il suicidio. Sulla sua reazione, sulla sua capacità di resistenza alla pressione, sull’esito della sua discesa agli inferi i “persuasori di morte” fanno scattare – ulteriore perversione – le loro scommesse, inebriati dalla sensazione di esercitare un potere assoluto sul destino di una persona. Che è appunto, nella fattispecie, il sacerdote. Tra il commissario, convinto della sua innocenza, e le forze occulte del Male si apre così uno scontro rabbrividente, che non potrà risolversi senza qualche sconfinamento nel soprannaturale.

sabato 11 giugno 2011

Referendum di Giulio Mozzi


(Da: Vibrisse)

Domenica 12 e la mattina di lunedì 13 giugno 2011 si vota per quattro referendum. I seggi saranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 12 e dalle 7 alle 15 di lunedì 13.
Due riguardano la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. Il primo referendum chiede l’abrogazione delle norme che stabiliscono come modalità ordinaria di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Il secondo referendum chiede l’abrogazione di quel comma del Codice dell’ambiente che stabilisce che la tariffa per il servizio di fornitura dell’acqua sia determinata sulla base dell’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. In sostanza, chi vota sì al primo referendum desidera che i servizi di fornitura dell’acqua vengano gestiti da società pubbliche o comunque con presenza minoritaria di soci privati; chi vota sì al secondo referendum desidera che il prezzo dell’acqua sia determinato dall’interesse collettivo e non dal profitto. Chi vota no al primo referendum, invece, desidera che i servizi di fornitura dell’acqua siano gestiti da società miste a capitale pubblico e privato, con una presenza dei privati forte (e con la possibilità di una loro presenza maggioritaria); chi vota no al secondo referendum desidera che l’ente pubblico non spenda soldi per mantenere basso il prezzo dell’acqua.

Il terzo referendum chiede l’abrogazione delle norme che consentono la produzione di elettricità con centrali elettriche nucleari. Mi pare evidente che cosa desideri chi vota sì, e che cosa desideri chi vota no.

Il quarto referendum chiede l’abrogazione di alcune norme in materia di “legittimo impedimento” del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale come imputati. In sostanza, chi vota sì desidera che il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri non possano essere considerati “legittimamente impediti” a comparire in udienza come imputati quando sono impegnati in attività relative alle loro funzioni istituzionali; chi vota no desidera che gli impegni istituzionali del presidente del Cm e dei ministri possano essere considerati “legittimi impedimenti” a comparire in udienza come imputati. Va ricordato tuttavia che una sentenza della Corte costituzionale ha già modificato la legge originaria, stabilendo che a decidere se vi sia o non vi sia “legittimo impedimento” dev’essere la corte giudicante, e non l’imputato.
Più particolari nella voce in Wikipedia, che mi sembra ben fatta.
La mia opinione personale è:
- che sia sensato votare sì al primo referendum: mi pare che la legge, così com’è formulata, serva più a far incassare qualcosa una tantum alle pubbliche amministrazioni, ed eventualmente ad arricchire qualche grande elettore, che a garantire un miglior servizio. Ed è comunque vergognoso che una norma strutturale di così grande rilievo sia stata infilata in un decreto contenente un coacervo di misure “urgenti”.
- che sia sensato votare sì al secondo referendum: mi pare che il prezzo dell’acqua (nonché quello di altri servizi essenziali, come il trasporto pubblico) debba essere determinato più dalla pubblica utilità che dall’esigenza di profitto di misti o addirittura privati.
- che sia sensato votare sì al terzo referendum: non mi va che costruisca centrali elettriche a energia nucleare un governo confuso e clientelare come quello che abbiamo ora. Dopo vent’anni di buon governo potrei starci.
- che il quarto referendum abbia di fatto perso significato. Sono tentato di votare sì, perché credo che se un presidente del Cm è accusato di fare sesso a pagamento con ragazze minorenni, per il bene della nazione il processo debba essere il più rapido possibile (e, tra parentesi, spero che il fatto risulti inesistente). E sono tentato di votare no, perché penso che l’attuale blocco di potere debba essere fatto fuori nella cabina elettorale.