mercoledì 3 agosto 2011

Alessandro Girola recensisce Persuasori di morte


Dalla palude nella sonnolenta provincia piemontese riemerge il cadavere di una ragazza uccisa con un colpo d'arma da fuoco. Si tratta di Fiammetta Uslenghi, un'anima solitaria e con qualche problema depressivo, che viveva un ambiguo rapporto con un giovane e discusso prete “di strada”, Don Gabrio, e con la sorella di quest'ultimo, Miriam, donna dal passato tormentato.

Tutti gli indizi portano il commissario Realis, incaricato del caso, a sospettare proprio del prete. Solo che gli indizi sono fin troppi e troppo palesi. Realis, uomo non abituato a fermarsi alle apparenze, decide di allargare il campo delle indagini e scopre una realtà tanto assurda quanto inquietante.

Nella placida cittadina in cui vive e lavora esiste una sorta di “circolo esoterico”, in cui persone potenti e perverse organizzano dei complicati giochi il cui fine ultimo è quello di indurre il malcapitato al suicidio per disperazione. È così che emerge una realtà parallela, che getta nuova luce non solo sulla morte di Fiammetta Uslenghi, ma anche su alcuni fatti di cronaca del recente passato, che a questo punto vanno visti da ben altra prospettiva.


È il secondo libro di Roberta Borsani che mi capita di leggere. Posso confermare le buone impressioni e segnalare l'autrice come una delle poche voci femminili italiane – non voletemente, eh – in grado di entrare con entrambi i piedi nelle mie preferenze.
Persuasori di morte non è un romanzo perfetto, anzi, gli si possono imputare diversi difetti strutturali, come per esempio un finale un po' troppo breve, se rapportato con la costruzione dell'indagine affrontata nel resto del libro. Tuttavia è una storia che affascina, sia per quel che concerne la trama, che per come la Borsani l'affronta. Svincolandosi dai soliti, legnosi gialli che prevedono un commissario, un colpevole misterioso e un'elaborata indagine, l'autrice mette le carte in tavola piuttosto alla svelta, senza nemmeno nascondere troppo le identità mascherate dei membri della setta dei Persuasori di morte. Il resto viene giocato sui sentimenti umani e sul confronto psicologico tra un uomo giusto, Don Gabrio, messo alle strette per motivi più che futili, ossia come preda di un gioco perverso.

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