sabato 3 dicembre 2011

Il simbolismo del sangue nella fiaba


Alcune settimane fa sono stata invitata a Collecchio, in provincia di Parma, nell'ambito della bella iniziativa Consonanza di voci, per una riflessione attorno all'immagine del sangue nella fiaba e nel mio romanzo Sangue del suo sangue.
Riassumo qui il mio intervento.

I
Il sangue ha ispirato miti e leggende della nostra tradizione più antica insieme all'acqua, al fuoco e a tutti quegli elementi che s'impongono alla nostra coscienza con una forza particolare.
L'immagine del sangue compare abbastanza di frequente nella fiaba, generalmente all'interno di un percorso iniziatico di cui scandisce il momento iniziale.
Un percorso inziatico è per esempio l' esistenza, quando la si consideri gradualmente orientata alla manifestazione (epifania) delle energie creative del singolo: alla liberazione dell'oro, cioè, che si cela nella pietra grezza. Un percorso costellato di prove.

Del significato iniziatico del sangue costituisce un valido esempio l'incipit della fiaba di Biancaneve. La madre positiva che dà alla luce Biancaneve è una madre evidentemente iniziatica: dota infatti la figlia di tutti gli elementi dell'iniziazione: i colori bianco, rosso, nero. Spicca per intensità il rosso del sangue (le tre gocce di sangue): il più dinamico. Prima di alludere alla morte simbolica di Biancaneve, allude in fondo al sacrificio di questa madre iniziatica, che perde la vita per mettere al mondo la predestinata: colei che sconfiggerà il male (La cattiva regina, una regalità negativa che "mortifica" il regno). La madre positiva è evidentemente una madre che "accetta di morire": accetta cioè il cambiamento e il rinnovamento che stanno alla base della vita.
Ovviamente ogni lettura delle immagini simboliche, come ad esempio dei colori, assume significati diversi a seconda della contestualizzazione, che è poi una necessaria conseguenza della natura plurivalente, aperta, aurorale, del simbolo. Ciò che può rendere pericoloso il simbolo, proprio per la sua plurivocità, è la mancanza di consapevolezza. Un esempio: l'accostamento di bianco, rosso, nero c'è anche nella bandiera nazista. Il nazismo infatti ha al suo interno una vocazione sacrificale enorme, ma non ne è consapevole. La eclissa dietro la maschera apparentemente luminosa e inossidabile del superuomo: la rigida caricatura della regalità. Tutti sappiamo cosa ha potuto significare. Questo per dire che la fiaba, interpretata, amata, capita, è uno strumento meraviglioso per acquisire conoscenza, consapevolezza, saggezza, mettendoci al riparo dalle tante pericolose derive del mito. Questo è particolarmente vero per il sangue che è un simbolo potentissimo: parente stretto della vita, dell'amore, del sesso, della violenza e della morte.

II

La fiaba della Bella addormentata presenta un simbolismo del sangue iniziatico particolarmente interessante. Il sangue è presente nell'immagine della puntura del fuso. Ricordiamo brevemente il contenuto: Rosaspina viene annuncita alla madre da una rana, saltata fuori dall'acqua del bagno. Alla festa di battesimo il padre dimentica di invitare la Tredicesima fata, che compare infuriata e maledice la bambina: il giorno del suo quindicesimo compleanno si pungerà con un fuso e morirà. La fata Dodicesima, che ancora non aveva espresso il suo regalo per la bambina, addolcisce la maledizioe: non morirà, ma dormirà cent'anni.
Prima di parlare della immagine della puntura, che è potentissima, vorrei soffermarmi sulla figura dei genitori di Rosaspina, perché credo che puntura da un lato e costellazione familiare dall'altra siano legate.
L'insensibilità e l'immaturità della coppia di genitori rende in qualche modo necessaria un'iniziazione perentoria e violenta.
I genitori di Rosaspina sembrano infatti piuttosto disorientati rispetto al proprio ruolo. Ad esempio:
- hanno bisogno di farsi annunciare da un animale freddo come la rana la nascita della figlia: manca un coinvolgimento affettivo profondo, come dev'esserci nel momento del concepimento.
- il padre trascura di invitare la Tredicesima, una fata troppo importante. Il 13 è il simbolo del cambiamento in tutte le culture. Rimanda a una misura del tempo lunare, femminile, molto più antico di quello solare. Tredici sono ad esempio i mesi dell'alfabeto arboreo celtico. Il 13 viene dopo una totalità compiuta (12 tribù d'Isralele, 12 segni zodiacali...): è il nuovo che introduce il mutamento. Non si può dimenticare una fata così. Il re si giustifica dicendo di avere solo 12 piatti d'oro: ma poteva procurarsene un altro, la scusa non tiene. Questo re non vuole il cambiamento, non è strategico, conserva e basta. E' tutto per il 12, un numero che nella nostra civiltà è strettamente connesso al sole ed alle divinità solari (12 i segni zodiacali che l'eroe sole deve percorrere). Ma un 12 che escluda il 13 è come una dimora magnifica in cui non si cambia mai l'aria.
- l'unica iniziativa del re è quella di ordinare la distruzione di ogni fuso e di bandirne l'uso nel regno. E' una forma di rimozione che non insegna alla piccina a combattere contro il male.
- il giorno in cui Rosaspina compie 15 anni, il fatidico giorno, quello in cui la ragazza avrebbe avuto tanto bisogno di protezione, i genitori non ci sono. Hanno lasciato la reggia, sono andati a spasso come due adolescenti.

Con dei genitori così si capisce che Rosaspina abbia bisogno di un elemento iniziatico forte per crescere. Una puntura ad esempio, provocata dall'esterno, come le prove iniziatiche maschili: i tatuaggi, le punture di insetti, le ferite simboliche...
La sua confusione si vede dal fatto che il giorno del suo quindicesimo compleanno lei si aggira annoiata per la reggia, girovagando qua e là. Uno stato di confusione in cui la ragazza sembra non sapere che fare della sua vita da principessa, finché trova la torre, con la scaletta a chiocciola (immagine di raccoglimento) che porta in alto. La percorre, entra nella stanzetta in cui una vecchietta lavora con il fuso, oggetto che Rosaspina non conosce. Incuriosita chiede alla vecchietta di poterlo provare, si punge, cade addormentata e con lei tutto il regno precipita nel sonno.
Pungersi con il fuso rimanda al tatuaggio, allo scrivere con il sangue (tutto il contrario dell'inutile ed effimero scrivere sull'acqua). Un segno che non può essere cancellato, simbolo di una incisività che la principessa non conosce. I suoi genitori non hanno preso seriamente nulla finora: neanche la loro bambina.
E'evidente che questa puntura provocata ha a che fare con il tempo (espresso simbolicamente dal filo): coincide con l'età in cui il menarca fa la sua comparsa, mettendo la parola fine all'infanzia e decretando il passaggio alla vita adulta. Un momento difficile, a cui Rosaspina non è stata preparata. Immergersi nel sonno (sperimentare un abbandono che nell'infanzia le è stato negato e di cui aveva diritto perché era quello dell'abbraccio amoroso) è forse la risposta simbolica a chi non ha ancora sviluppato le risorse per elaborare il cambiamento, che pure ha desiderato (altrimenti non avrebbe percorso la scaletta, salita faticosa e immagine di un andare finalizzato verso l'alto).

III
Anche il sangue mestruale, come la puntura del fuso, una volta che è comparso, scrive nella vita di una donna che il tempo dell'infanzia volge al termine. E' un momento spesso doloroso, anche perché nella società del benessere l'infanzia può essere davvero un momento meraviglioso. Il candore e l'immaginazione dei bambini li tiene al riparo da tante brutture, se i genitori sono all'altezza del compito. A rendere più difficile questo passaggio , che pure va accettato, sono immagini distorte dellla comparsa del mestruo, scambiato per una perdita di innocenza, una caduta nella materia, una contaminazione. Il periodo del mestruo è nella mente di molti quello in cui la donna è "impura".
Il mestruo è poi sì ovviamente legato a tutti i processi della vita riproduttiva adulta, e quindi della sessualità, perciò si contamina con tutti i tabù, le paure ancestrali, che alla sessualità si connettono. Benché a volte il vero significato ancestrale di certe usanze e certe proibizioni ci sfugga, a causa di interpretazioni successive variamente stratificate.

Il mestruo è evidentemente legato al tempo: mestruo viene da mese, che a sua volta viene da men, parola indoeuropea per dire "luna".
Il tempo del mestruo è perciò un tempo "naturale". Se la donna avverte che quanto è naturale in lei viene interpetato come una sorta di debolezza o addirittura come una macchia (la conseguenza di una colpa) ed è oggetto di disprezzo, la sua reazione potrebbe facilmente essere di:
- rimozione e rifiuto di ciò che in lei è natura - mestruazione, sviluppo del corpo, desiderio ecc...
- oppure di assolutizzazione della natura, in opposizione alla cultura, vista come repressione organizzata (e maschile). La rivolta della fata tredicesima, disconosciuta nel suo essere irridicibile al 12 (tutto conformemente ispirato al principio maschile solare, fatto di luce, ordine, stabilità), è di questo genere. Le armi utilizzate sono infatti quelle della magia e della maledizione, armi stregonesche tipiche di un mondo pre-civile.
La fata dodicesima è la sola in grado di offire un'alternativa all'opposizione sole-luna, 12-13, maschile-femminile: accetta l'elemento dinamico introdotto dalla tredicesima (la puntura) ma lo priva del suo elemento tragicamente sacrificale e lo elabora positivamene trasformandolo in storia, tempo.

IV
Nel mio romanzo Sangue del suo Sangue il sangue è simbolo di in legame molto forte, di tipo telepatico, tra due gemelline. Una viene rapita e tenuta prigioniera da un uomo squilibrato (Il Corvo), ma il legame telepatico che mantiene con l'altra permette ad una donna dotata di facoltà sensitive di seguire le sue tracce.
Il sangue è presente anche come sangue mestruale. La sua prima comparsa, inaspettata nella bambina rapita che ha solo nove anni, fa precipitare gli eventi. Il Corvo, malato di un idealismo esasperato che lo ha spinto a rapire la bambina per convertirla ai suoi folli principi e farne un giorno la sua sposa, reagisce violentemente davanti alla vista del sangue. La bambina ha reagito inconsciamente con il corpo ai deliri sessuofobici dell'uomo e ha fatto esattamente la cosa che la rende inadeguata al compito folle assegnatole dal suo rapitore, decretandone la fine. Ciò fa temere per la sua vita però: il Corvo potrebbe ora "cancellarla" come un esperimento mal riuscito. Ucciderla.
Nel mio romanzo io ho cercato di denunciare i pericoli che oggi vengono dal gelido idealismo e dal perfezionismo veicolato dai mass media, i quali ci chiedono di essere belle e giovani sempre, sacrificando anche la nostra corporeità, negandone le linee di sviluppo e congelandola contro il tempo.
Il sangue mestruale ad esempio è sfruttato in nome del business (assorbenti, dedoranti intimi, farmaci antidolorifici), ma il linguaggio della pubblicità e della propaganda è insidiosamente sprezzante nei confronti del mestruo ( di cui vengono ad esempio continuamente evocati con orrore i cattivi odori), che a tutti i costi va "negato": quei giorni, che potrebbero essere di relativo riposo rispetto ai ritmi stressanti della quotidianeità e avere un loro significato positivo, alternativo rispetto all'odioso stile di vita imperante, fatto di prestazioni, competitività... devono per forza essere come tutti gli altri: da qui l'invito a usare (ed abusare) farmaci antidolorifici , assorbenti interni, che non sono sempre indicati ecc...

Il sangue mestruale parente del tempo, dello sviluppo, dell'invecchiamento e della morte oggi fa forse più paura di prima. E viene rifiutato in primo luogo dagli adulti che non possono invecchiare e i cui figli, perciò, non possono crescere. Quanto sia difficile accettare la perdita del'infanzia in alcuni soggetti lo racconta la tragica storia personale di una utilizzata da Oliviero Toscani nel suo discusso manifesto di denuncia contro il silenzio della moda a proposito dell' anoressia.
La modella, scheletrica e allo stremo delle forze, mostra i tratti del viso che in passato ha modificato chirurgicamente per imitare quelli della sua bambola preferita: naso sporporzionatamente piccolo, efelidi tatuate.

V
Concludendo, le fiabe ci dicono che donne e uomini devono crescere, realizzarsi nella stagione leonina della manifestazione, e infine decadere e invecchiare. Se Biancaneve non accetterà il cammino diventerà la strega.
Un'immagine potente valga ad esprimere il complesso simbolismo: la mela di Biancaneve. Metà bianca (bianca e fredda come la neve?) e metà rossa (rosso-sangue). La strega che ha assunto le sembianze di una povera vecchietta la offre a Biancaneve e per indurla ad assaggiarla, la assaggia a sua volta. Peccato che ne assaggi la parte bianca, quella non iniziatica. Alla ragazza porge invece quella rossa, del sacrificio, della "contaminazione" con la morte. E' un'immagine di intimità forte; tutt'e due mangiano la stessa mela, la differenza tra loro sta nell'accettazione o nel rifiuto del destino iniziatico (che prevede la morte del vecchio per consentire la rinascita).
In sostanza, ciò ci suggerisce che Biancaneve e la matrigna siano molto vicine, anzi, parenti. La matrigna è una Biancaneve che non ha accettato di crescere, di maturare, invecchiare e morire. Così come Capitan Uncino è un Peter Pan mai cresciuto. La parola per indicare la personalità di chi non accetta la ferita inziatica e si rifiuta di aderire al tempo e farsi storia è "narcisismo". La fiaba ci mette in guardia tanto quanto il mito da questo male, che decreta il fallimento esistenziale non solo dell'individuo ma anche del mondo che lo circonda (che dei singoli narcisismi si contamina e muore), e muore di raggelamento.
L'adulto narcisista sviluppa nei confronti dei giovani l'invidia. L'invidia viene da un non volere vedere, perché lo spettacolo della bellezza e della vitalità altrui è troppo doloroso se si è stati incacapi di tenerezza.
Le difficoltà generazionali, è facile intuire, potrebbero degenerare nel nostro mondo in cui vige il divieto di invecchiare. Nelle società tradizionali l'adulto e il vecchio erano oggetto di stima, rispetto, imitazione, perché l'esperienza era la base di ogni (lento) progresso. Nel nostro mondo non è più così. Gli adulti fingono di essere ancora giovanissimi, i vecchi nascondono la loro età, i giovani non trovano sufficiente spazio per potersi muovere e scalpitano.
(Leggere a questo proposito il libro Questo non è un paese per vecchie, di Loredana Lipperini. Un libro che denuncia il clima di disprezzo che circonda gli anziani, e soprattutto le anziane. Ma anche Passaggi di vita di Alba Marcoli).

1 commento:

  1. Ogni volta che lo rileggo, mi innamoro di questo testo. Complimenti.

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