giovedì 5 gennaio 2012

La Compagnia del Libro recensisce Persuasori di morte


di Carlo Cammarella

Ogni volta che il cadavere di una giovane donna viene ripescato da una palude, il commissario Realis prova l’impulso di abbandonare il suo lavoro. Succede anche questa volta, con la differenza, però, che la vittima, Fiammetta Usleghi, non si è uccisa di sua sponte dopo il solito pestaggio del marito o del malvivente di turno, ma porta i segni di un’arma da fuoco con la quale è stata colpita a morte. Comincia così il romanzo di Roberta Borsani, “Persuasori di morte”, in una palude situata nei pressi di una cittadina pimontese, un luogo in cui la vita scorre serena e lineare, almeno fino all’inizio di questa triste vicenda. Una volta rinvenuto il cadavere gli indizi sembrano convergere tutti verso un giovane prete, Don Gabrio, un personaggio forse poco ortodosso, ma molto amato dalla popolazione del paese in cui risiede. Ad esempio Fiammetta, una ragazza con gravi problemi psichiatrici, riesce a confidarsi soltanto con lui e con Miriam, sorella di Don Gabrio, nonché donna dal fascino sorprendente e dal passato piuttosto ambiguo.
L’incriminazione del giovane uomo di Chiesa sembra dunque inevitabile, ma quando gli indizi sono troppo lineari e soprattutto quando le testimonianze sembrano mettere sotto scacco una persona in un modo così plateale, Realis comincia ad avere qualche dubbio. Dietro a questo omicidio, infatti, che sarà il primo di una lunga serie, sembrano nascondersi dei personaggi misteriosi, che hanno dato vita ad uno strano e distorto meccanismo chiamato “Il grande Gioco”. In base alle sue regole, i partecipanti cercano di mettere alle strette una vittima prescelta, detta “il topo”, per spingerla verso il suo totale annientamento. Ognuno fa la sua puntata, ognuno scommette sul destino di una persona, su quanto potrà resistere e su quali saranno le sue prossime mosse. Via via che il commissario prosegue con le indagini scoprirà che dietro all’omicidio di Fiammetta si cela un gruppo di persone ossessionate da un perverso delirio di onnipotenza e dalla mania di indagare, in una maniera completamente distorta, sul comportamento e sulle azioni umane.
Insomma, in questo romanzo firmato Roberta Borsani, di elementi da analizzare ce ne sono davvero tanti. A partire dalla trama, che sebbene molto lineare, segue le indagini del commissario fino ad una risoluzione finale tutt’altro che scontata. Sono molti anche i connotati metafisici, o legati al soprannaturale, che fuoriescono da un romanzo in perfetto stile noir, ma particolarmente attento alla psicologia umana e a tutte le sue stranezze. Non aspettatevi, quindi, un giallo in cui l’assassino si scopre soltanto alla fine, ma un’indagine meticolosa e accurata attraverso la quale il commissario Realis verrà a contatto con un mondo fatto di malvagità e delirio di potere. Il punto focale in cui ruota la storia è, infatti, il movente degli omicidi e il disegno che spinge questi personaggi a compiere le loro azioni (...)

continua su La Compagnia del Libro

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.