lunedì 21 maggio 2012

Storie di donne


Due storie al femminile apparentemente lontane, per certi versi opposte.
C'è quella di Angela, donna non più giovane immigrata da una regione del sud. Proviene da un ambiente chiuso e retrogrado, in cui è il bisogno economico a far da padrone. Il matrimonio con un uomo decisamente grezzo è stato combinato dalla famiglia. Ne sono nati due figli, di cui il secondo è malato psichico, il primo ha, per ora, alcune fragilità. Lei rimane incinta per la terza volta: vorrebbe abortire, ma viene convinta da alcuni antiabortisti a non farlo. Il terzo figlio nasce e, ahimè, è disabile psichico, mentre le condizioni mentali del più grande peggiorano. Angela si ritrova a far da madre a tre ragazzi disabili psichici, più o meno gravi. Uno socialmente pericoloso, in trattamento sanitario obbligatorio. Il marito muore lasciandola vedova. Chi le aveva consigliato di mettere al mondo il terzo figlio si è intanto defilato per benino. Forse è troppo impegnato a combattere la sua battaglia contro l'aborto, non ha tempo per lei che il figlio infine l'ha messo al mondo uniformandosi ai dettami celesti. Nessun frutto dell'atto creativo deve andare sprecato.
Romina è invece di famiglia colta e benestante. Eppure ha tribulato parecchio nell'infanzia, con una diagnosi poco chiara di tratti (forse) autistici. Scolasticamente non ha avuto problemi, ha frequentato un liceo linguistico privato con successo, pervendendo a un'apparente normalità sul piano delle prestazioni, sebbene le sue relazioni sociali siano sempre assai difficoltose. Romina è umorale, alterna slanci di eccessiva fiducia nei confronti degli altri, esponendosi troppo personalmente, a sentimenti di persecuzione. Un giorno fa proclami razzisti, un altro si mostra in compagnia di immigrati africani, sudamericani, asiatici, di cui non sa nulla. Resta incinta di uno studente straniero di passaggio, ospitato nell'appartamento che i suoi, per togliersela dai piedi, le hanno affittato in una città universitaria. La famiglia si trova davanti al fatto piuttosto tardi e subito la costringe al ricovero in una clinica: vuole farla abortire. Romina grida per giorni e giorni che lei quel figlio lo desidera con tutta se stessa. Grida talmente forte da sembrare davvero pazza . Gli psicofarmaci la rendono a poco a poco più arrendevole. "Ragionevole", come la vogliono i parenti, secondo i quali la ragazza è troppo instabile per potersi permettere un figlio, e, considerando la sua storia, chi potrebbe dire di no?
Dopo l'aborto, Romina cerca di dimenticare riprendendosi la vita di tutti i giorni, provando perfino a costruirsi un'esistenza da integrata - impiegata in un'agenzia di viaggi - ma non ce la fa. I "tratti autistici" riaffiorano più potenti di prima. Diventa paziente fissa del reparto psichiatrico della sua città.

Due storie di violenza, che però difficilmente troverete raccontate insieme. Appartengono, potenzialmente, a due bandiere diverse.
Quella di Angela non la racconteranno mai i soldati di Cristo, con le lugubri croci che si portano in giro sulla spalla come scuri. Quella di Romina, invece, non verrà mai raccontata dalle femministe che, identificando in maniera quasi esclusiva la libertà femminile nella assoluta disposizione del proprio corpo e nella facoltà di abortire, non hanno aspetti meno funerei dei loro nemici. Facendo del corpo lo strumento principale di rivendicazione, le femministe non riescono a liberare la donna dalla identificazione donna-corpo, donna-piacere, donna-strumento di riproduzione, che è stata all'origine del suo asservimento.

In ogni caso, le due storie di Angela e Romina hanno anche questo in comune: sono storie di donne che nessuno ha saputo ascoltare, storie che nessuna legge sull'aborto può risolvere - Perché quasi mai una storia è una storia di aborto imposto o negato e basta. Leggendole, ciò di cui si sente la mancanza è un tessuto sociale e legami comunitari accoglienti capaci sia di aiutare le donne a interpretare in modo consapevole i loro desideri profondi, nel rispetto della particolare delicatezza di ogni situazione, sia di sostenerle fino in fondo, giorno dopo giorno, nella scelta - qualsiasi scelta, purché matura e cosciente.

2 commenti:

  1. "... un mistero che basta, se ci si riflette, per suggerire l’idea di una mano potente, immensa e invisibile, che, cacciandosi nel formicaio della terra, afferra spalle, fa cozzare teste, e gira i volti inconsci della moltitudine verso mete inconcepibili e in direzioni mai desiderate..."

    Tifone - Joseph Conrad

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    1. Citazione illuminante, da un romanzo strepitoso.

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