giovedì 6 settembre 2012

Nascere dalla spuma del mare. Il mito di Afrodite ed Edith Piaf.


La grande dea che presiede alla generazione ed alla moltiplicazione delle specie, diffondendo ovunque il soffio del "Desiderio bello", come scrive Esiodo, illumina la scena del divino delle civiltà più antiche. I Greci la chiamano Afrodite, da aphròs, schiuma.
Intorno alla sua nascita il mito ha fornito diverse spiegazioni. Una in particolare è stata immortalata dalla poesia e dalla pittura e ci mostra Afrodite mentre esce nuda dalla spuma del mare, acqua resa fertile dallo sperma emesso dai genitali di Urano, che ha subito l'aggressione del figlio Crono, convinto dalla madre Gea ad evirarlo con un falcetto di diamante.
Si potrebbe pensare ad una partogenesi al maschile, ma nel mito l'elemento femminile è presente - benché privo di quei caratteri antropomorfici che i genitali di Urano conservano - nell'immagine dell'acqua, elemento duttile, pervasivo, inarrestabile. Ovunque, infatti, è diffusa la capacità del femminile di accogliere la forza generativa del seme, come ovunque il seme maschile viaggia e feconda. Il mito della nascita di Afrodite si presta a molte possibili interpretazioni, più o meno profonde, ma per prima cosa ci rammenta la forza vitale esplosiva e incontenibile da cui si genera e si rigenera il mondo.E' la forza che fa nascere l'albero di fico dalla crepa di un vecchio muro - vecchio come Urano costretto a cedere il trono al figlio Crono.
Afrodite, divinità da cui viene il desiderio erotico, è l'estremo frutto di un re fecondatore che la regina ormai respinge (a ragione, visto che le sottrae i figli per nasconderli nelle viscere della terra - nel Tartaro - cioè di Gea: una sorta di aborto imposto con violenza. I figli nel grembo sono frutto benedetto da portare alla luce, ma ricacciati nel fondo oscuro delle visceri divengono rifiuti da espellere, cose "sporche" e di troppo ). I genitali di Urano ritrovano la loro forza generativa nel momento in cui vengono liberati dall'egoismo di un io cosciente maschile abbarbicato al potere e perciò non più prodigo, non più augusto ("che fa crescere"), non più generatore di vita e perciò abortifero.
La spuma del mare appare leggera e luminosa come un fiore, odorosa di salsedine, invitante. Un simbolo elementare e perfetto di seduzione. Afrodite, figlia della sovrabbondanza (nata dalle gocce di sperma dei genitali di Urano caduti nel mare), dispensa bellezza e desiderio attraverso cui da sempre si propaga all'infinito la vita e si perpetuano le specie.
Ogni creatura, in fondo, scaturisce da quella spuma soffice e benigna. Ogni creatura è, come la Venere del Botticelli, accolta e baciata dalle acque fin dalla nascita, a prescindere dalla volontà e dai progetti degli esseri umani. La carne del mondo ama la creatura fin da subito. Agli uomini, come sempre, spetta poi farsi portavoce della volontà ancora addormentata nella carne che generosamente segue l'impulso insito nella generazione ma nulla sa con coscienza. Fin dall'origine si profila il compito dell'uomo, che è di dare i nomi alle cose, cioè di portare in superficie, alla luce della coscienza, quello che è già scritto nell'essere attraverso caratteri preziosi e inconsci, i quali per essere colti richiedono vista e sensi acuti, liberi da pregiudizi e convenzioni. Molte filosofie hanno intuito questa particolare posizione dell'uomo rispetto al creato, che la barbarie in cui è caduto il pensiero ai giorni nostri nega, e mentre libera l'uomo dalla sua parentela con lo spirito dei segni profondi, lo consegna alla condizione di mera bestiola intelligente altamente adattabile.
La generosità che poeticamente presiede l'origine (ogni origine) viene ignorata e questa ignoranza alimenta noia, accidia, mancanza del senso di responsabilità che ogni uomo ha davanti alla realtà. L'idea dell'esistenza come di un essere-gettato.
Non c'è abbastanza seme, non c'è abbastanza acqua nelle coscienze. La vita continua a generare, ma in quelle zone dell'esistenza che la coscienza non raggiunge.
Le persone eccezionali sono persone generose: sono grandi perchè fanno essere grandi, trasmettendo il senso di meraviglia, maestosità e splendore che è nelle cose. La vita trova nel loro cuore il grembo di gestazione in cui tornare a nascere. Chi ha cancellato dentro di sé l'impulso a generare (da interpretare nel senso ovviamente più ampio possibile) si condanna alla meschinità.
Una possibile figura dei nostri giorni capace di incarnare in modo personale, sincero e appassionato l'archetipo di Afrodite è stata la cantante francese Edith Piaf. Ha avuto un'esistenza terribilmente complicata fin dall'inizio: partorita sulla strada dalla madre assistita da un poliziotto, ha vissuto un'infanzia disordinata e probabilmente senza tenerezza. Affamata di attenzioni ha sofferto la perdita di quello che è stato probabilmente il grande amore della sua vita, morto in un incidente aereo, come anni prima era morta di meningite la bambina avuta a soli 17 anni. Eppure di amore continuava a cantare, scrivendo talvolta lei stessa i testi struggenti delle sue canzoni, continuando ad innamorarsi e a fare innamorare.
Di Edith Piaf ricordo l'ultima uscita sulla scena, del 1963. L'artista, che per venticinque anni aveva catturato l'anima di milioni di ascoltatori, appare devastata dalla malattia, il colorito spento, le spalle curve e la capigliatura rada. Il pubblico la osserva attonito e avvilito. Ma la musica parte, si alza la sua voce, ed è ancora splendida, perfino più viva ed espressiva che in passato. La donna ha il fegato devastato dai farmaci, sta per morire. Eppure canta spalancando la gola in quel suo corpo da uccellino. Canta "Je ne regrette rien/ ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal/ tout ça m'est bien egal.../C'est payé, balayé, oublié/ je me fous du passé....je repars a zéro...Je regrette rien/ car ma vie/car mes joies/aujourd'hui/ça commence avec toi...". Non rimpiange nulla, del passato ha dimenticato tutto, bene e male, che ai cuori liberi dal risentimento non appaiono infine poi così diversi. E' pronta a ricominciare da zero e in compagnia di un tu, che un tempo doveva essere un amore, con un nome e un volto, ma adesso...adesso può essere solo "l'amore". Un'anima generosa è sempre rivolta verso un tu ed è sempre innamorata. Sempre sul punto di generarsi di nuovo, accettando l'avventura di una nuova nascita.
Edith Piaf è stata la voce di Afrodite, di cui ha incarnato in profondità tutti gli aspetti. Afrodite degli amanti, madre della giovinezza e dell'erba verde (verde è il colore di Afrodite) che le nasce sotto i piedi. Afrodite gloriosa e regina di Cipro, "dalla corona d'oro" (Inni omerici, Ad Afrodite). Infine Afrodite Urania, dea della pietà celeste. Ci pensò forse l'astronoma sovietica Ljudmila Georgjevna Karachina che nel 1982, scoprendo un pianeta, classificato con il numero 3772, decise di denominarlo Edith Piaf.

Edith Piaf, Je ne regrette rien


5 commenti:

  1. Ci formiamo nell'acqua e con un'ondata, voilà, siamo sulla terra! Bellissima questa tua analisi di Afrodite collegata alla forza creatrice, anche in senso artistico, di Edith Piaf.

    RispondiElimina
  2. Orlando, ho cercato di lasciare un commento sul tuo blog, che è molto bello e curato, ma ho avuto difficoltà. Forse devo iscrivermi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, non mi risulta, ho messo l'opzione anche per i commenti degli Anonimi; il commento non viene pubblicato immediatamente ma mi arriva nella mail, però non mi è arrivata nessuna mail. Ora controllo le impostazioni. Grazie

      Elimina
  3. Salve, bellissimo questo blog! Sto per iniziare una Tesi di laurea triennale proprio sul "contributo delle fiabe alla comprensione del femminile" tramite un approccio immaginale (partendo dalle fiabe analizzate da Marie-Loise von Franz).. Ho letto del suo libro "La danza della vita" e cercherò di procurarmelo il prima possibile.. Nel frattempo volevo sapere se è possibile contattarla per e-mail o in qualche altro modo per avere consigli e/o suggerimenti, vista la sua specializzazione e sensibilità all'argomento.
    Aspetto notizie e ancora complimenti per il blog
    Ilaria

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ilaria, la mia mail è la seguente:
      robertaborsani@alice.it

      Elimina