giovedì 12 dicembre 2013





"E sempre più sottili e trasparenti
diventavamo, sempre più staccati
dal mondo intorno a noi, ch'altro non era
che un gran deserto. Ho detto che ogni cosa
appariva per noi irriconoscibile;
pure, devo correggermi, una cosa,
la più importante, non era mutata.
L'amore che da giovani ci aveva
congiunti e accompagnati nell'età
di un nodo ancor più forte ci stringeva
su quell'ultimo istmo dell'esistere
ormai accerchiati dalla morte. puri
eravamo ed estatici, ma sempre
un uomo e la sua donna, necessari
l'uno all'altro, reciproco sostegno
e gioia, e il senso d'imminente fine
sempre ci rendeva uniti. 'Come
verrà?' ci chiedevamo qualche volta..."

"... ma non v'è addio. La voce
delle tue fronde e delle mie continua
perennemente il dialogo. Non era
molto più articolato il mio linguaggio
quando potevo parlarti. Ed un moto
m'anima ancora come m'animava
nell'umile mia vita. Quando il vento
scompiglia e tende i nostri rami, tanto
che le mie e le tue foglie come mani si sfiorino,
nella mia linfa sento ancora il palpito
che m'invadeva umana al tuo appressarti -
o immensamente amato, tu per sempre
amato, mio Filemone."

Margherita Guidacci, da Il buio e lo splendore, 1989