domenica 12 gennaio 2014


icona di Kiko Arguello

Levate via quella pietra

LAZZARO: "Quale pietra? Fra voi e me non c'è una pietra. Lo spessore che ci divide non è questo sasso; non è lo spazio sterminato delle galassie nè il folle galoppo dei millenni.
(...)
Dove io sono c'è il Padre. Non l'ho visto, egli è trasparente come un mare e noi immersi in lui come conchiglie. Ma incontrarlo è la fine della nostra guerra, abbagliante è stata la nostra riconciliazione. Non io ho chiesto perdono a lui delle colpe, non lui a me ha chiesto perdono della vita. Mistero che non potete sondare, egli ci ama anche dentro il male che abbiamo fatto, e noi lo amiamo anche per il castigo di vivere e gli portiamo gratitudine anche dei giorni trascorsi sulla terra".
(Luigi Santucci, Volete andarvene anche voi?, ed. Oscar Mondadori, 1969)

3 commenti:

  1. Ciao, Roberta.
    Ho letto il libro di Luigi Santucci quando ero una ragazzina e ricordo solo il mio stupore di fronte alla inetrpretazione insolita dei fatti, per esempio della resurrezione.
    Rileggendo le parole riportate da te ho pensato che non riesco a comunicare a mio figlio adolescente quello che il cattolicesimo dà per scontato, cioè che la vita sia dono, sia bella, sia cosa di cui dobbiamo ringraziare Dio ogni momento.
    Una volta se ne è uscito con un : perchè mi avete messo al mondo? Sono in trappola.
    Sua sorella gli ha detto: non pensi a quante cose belle la vita ti riserva? Tirati su le maniche, risolvi i tuoi problemi e vai avanti.
    Io invece ho pianto, perchè spesso anch'io sento la vita come la cosa peggiore che possa capitare e ciò che riesco a capire della dottrina cattolica non mi aiuta ad amarla.
    Tuttavia mi sforzo di pensare che questa vita sia un passaggio, che poi ci sarà la vita eterna e forse la resurrezione.
    Maria Luisa

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  2. Cara Maria Luisa
    io non credo sia così importante che tuo figlio recepisca l'ottimismo che il cattolicesimo o certe filosofie ispirano. Se per lui ora la vita è fatica e oppressione, gli farebbe bene sapere che qualcuno molto vicino a lui sente le cose in modo simile. Il dolore va fatto diventare storia con l'intelligenza e l'immaginazione: allora si può sentire l'anima, come si muove, cosa prova, dove bussa, con chi parla. Così il dolore non è affatto una perdita di tempo e neppure uno scandalo. L'ottimismo è per le persone semplici o pratiche. Non è una colpa non esserlo. Alcuni giovani hanno bisogno di sentirsi le spine addosso.

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  3. Il punto sta in questa frase: "(...) quello che il cattolicesimo dà per scontato, cioè che la vita sia dono, sia bella, sia cosa di cui dobbiamo ringraziare Dio ogni momento".
    Se questa conoscenza viene data per scontata, non è utile, è inautentica e quindi non convince. Purtroppo questo è ciò che viene propinato, salvo rare eccezioni.
    C'è bisogno di persone che abbiano realmente incontrato Dio e di guide che sappiano indicare un percorso di crescita. Spero che la Chiesa lo comprenda in fretta. In moltissimi percepiscono il disagio di questi tempi, ma non sanno a chi rivolgersi. F.

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