venerdì 12 settembre 2014

12 settembre


 SONO MORTI ANCHE I TUOI ABITI
Sono morti
anche i tuoi abiti nell'armadio, le tue scarpe sotto il letto,
morto il tuo posto a tavola.
Nei vecchi taccuini la tua scrittura
è un geroglifico d'un incerto elisio.
Tutte le tue fotografie
hanno, di colpo, mutato espressione.

La casa stessa è strana, alterata ed ignota.
Per ogni parete passa il confine -
in ogni stanza
l'oscuro fiume e il barcaiolo invisibile
che ti ha portato di là
mentre a noi ancora rifiuta il traghetto.


A CHE VALE IL TUO NOME
A che vale il tuo nome
scritto sulla casa sigillata
che più non si riapre,
a cui è vano bussare?

Anzi è un errore cercarti là dentro.
Là v'è qualcosa senza nome -
o se ha nome, non come te si chiama,
ma polvere, sfacelo, spavento.

Quanto di te sopravvive
è in altro luogo, misterioso,
ed ormai reca un nome nuovo che solo Dio conosce
e tu, dacché l'udisti nell'invito
che così pronto seguisti
da non aver neppure il tempo
di dirci addio. 

A CHE DISTANZA SEI 
A che distanza sei
dalla piccola luna
che vaga ancora, a ponente, sui monti?

Il rosso dell'aurora
resta ad oriente anche per te?

Se prendessi per asta del compasso
quell'appuntito campanile
da cui, come un fagotto di stracci neri,
s'è lasciata cadere una cornacchia,
in quale direzione, per cercarti,
dovrei volgere poi l'altra asta?

Esiste per te l'equatore?

Da quale meridiano
comunica il mondo invisibile? 
Come sapere le tue coordinate
dove ogni sestante si spezza
ed ogni bussola impazzisce?

 da Margherita Guidacci, Un Addio (nella raccolta  L'Altare di Isenheim, 1980)

3 commenti:

  1. questi componimenti
    sono meravigliosi!
    grazie

    RispondiElimina
  2. Sì, Margherita Guidacci è straordinaria.
    Un caro abbraccio.

    RispondiElimina
  3. Così umane e semplici e belle. Grazie

    RispondiElimina