venerdì 12 dicembre 2014

Vivere è scrivere di Valter Binaghi




Vivere è scrivere, in un certo senso, anche se si fosse analfabeti, e se non ci credete guardate le tracce che lasciano i piedi sulla sabbia bagnata, le bave interminabili delle lumache o gli spruzzi di orina con cui certe bestie marcano il territorio.
E' diverso quando l'animale uomo, guardandosi alle spalle, si accorge della traccia che ha lasciato: allora la sua vita gli appare come un qualcosa che ha limiti e forma, s'interrogherà sul senso del suo vagare, proverà a dargli compiutezza procedendo in circolo, circuirà uno spazio, marcherà un centro, non più vagante ma abitante della terra, nel disegno gli parrà di riassumere il noto e rappresentare l'ignoto.
Altri verranno, e troveranno condivisibile quello spazio: nel cammino di quel primo, riconosceranno il proprio, condivideranno con lui quel suo modo di abitare il tempo o forse abiteranno i suoi resti, a seconda di esigenze e dimensioni modificheranno o allargheranno, fino a un risultato comunemente plausibile. Ora la scrittura è residenza comune, già diventata una lingua.
Nella lingua nasciamo, ci muoviamo, abitiamo, apprendiamo a nominare il mondo e le cose, essa ci rassicura di vivere in un universo stabile e senza misteri, e ci fornisce storie praticabili, maschere sociali tra cui scegliere il nostro copione. Tuttavia, c'è qualcosa di noi che nella lingua comune rimane inespresso. A volte, nel bel mezzo di un banchetto o di un'assemblea, ma anche cercando tra comuni parole d'amore quella che sveli compiutamente il nostro sentire, ci verrebbe voglia di prorompere in un grido disarticolato e folle, qualcosa che il mondo non ha mai udito, perchè non ci importa niente di essere stati qualcosa o qualcuno che somiglia a qualcun altro, ma di manifestare una particolare qualità del vivere che a noi, e solo a noi singolarmente si svela.
A chi riesce questa parola nuova, questa narrazione esonerata dalle ipoteche della comunicazione e dei mestieri, spetta la nomea di artista,


Narrazione? E’ l’essenziale. Cosa credi che faccia uno psicoterapeuta se non aiutare la gente a ricomporre i frammenti di una narrazione spezzata?
... la salute mentale dipende essenzialmente dalla capacità di articolare la propria vita interiore e le relazioni con gli altri in una narrazione coerente, che garantisca integrità del soggetto e condivisione del contesto, continuamente messe in questione dal carattere traumatico dell’esperienza. Insomma, la narrazione sarebbe la forza elementare della vita psichica, che però rischia continuamente d’interrompersi per la rimozione dell’inconfessabile o l’irresolutezza generata dal conflitto.

1 commento:

  1. ... bello, bello e spiega bene.
    Ciao Roberta e Buon Anno.

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