venerdì 15 gennaio 2016

Cesare Cavalleri recensisce Sul dorso di un'oca

Il simbolismo del Gioco dell'oca, metafora della creazione
da L'Avvenire, 13/01/2016
in "Leggere, rileggere"

Il filosofo esistenzialista Karl Jaspers (1883-1969) ha teorizzato che la trascendenza dell'Essere traspare nelle «situazioni limite», necessarie e immodificabili, per cui l'uomo, nel tentativo di superarle, va fatalmente incontro allo «scacco» o «naufragio». Situazioni limite sono, per esempio, sapere che la vita è lotta e dolore, che non ci si può esimere dall'assumere la propria colpa, che l'uomo è ineluttabilmente destinato alla morte. 
Come nel Gioco dell'Oca, in cui un elemento casuale (il lancio dei dadi) guida lungo un percorso in cui si viene a cozzare contro le barriere immodificabili delle caselle "speciali", vere "situazioni limite": se arrivi al numero 19 (La locanda) devi restare fermo per tre giri; se giungi al Labirinto (42), devi tornare alla casella 33; se cadi nel Pozzo (31) o nella prigione (52), resti bloccato finché un'altra pedina viene a liberarti; se passi sul Ponte (6), devi pagare la posta e ripetere il movimento; se incontri la Morte (58) sei costretto addirittura a ripartire dalla casella 1. 
Non è peregrina la metafora del Gioco dell'Oca, perché il riferimento a Jaspers è nella conclusione di un singolare libro di Roberta Borsani, Sul dorso di un'oca. Il simbolismo iniziatico del Grande Gioco (Moretti & Vitali, Bergamo 2015, pp. 224, euro 16). Un Gioco per bambini, ma, come le fiabe per bambini, ricco di sovrasensi.
L'autrice non si perde in esoterismi cabalistici, offre una lettura simbolica dei numeri e delle regole del Gioco, sulla scorta di una buona informazione letteraria che le consente di spaziare dai Grimm a Tolstoij, a Gilgamesh, a Dante, a Caillois.

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