sabato 20 febbraio 2016

Giorgio Thoeni recensisce Sul dorso di un'oca



Il tortuoso viaggio della sapienza sul dorso dell'oca 
 dal Corriere del Ticino,
  18/02/2016
Sessantatré caselle da percorrere in senso antiorario, un colorato tavoliere dalla struttura a spirale, una «grande opera» antica e sapienziale, la rappresentazione di un tracciato iniziatico, altamente simbolico, profondamente spirituale. Stiamo parlando del «Gioco dell’Oca», un gioco da tavola arrivato in Occidente molti secoli fa. Secondo un trattato del Seicento (Pietro Carrera, Il giuoco degli scacchi, 1617), sarebbe stato inventato a Firenze  e mandato da Francesco I de Medici principe di scarsa intelligenza e frivolo» secondo certe enciclopedie), in dono all’imperatore Filippo II, re di Spagna. Ma la notizia non è molto sicura perché autori tedeschi
ne fanno risalire la nascita In Getmania, autori francesi in Francia,mentre studiosi,inglesi confermerebbero la tesi Italiana del Carrera. Non bisogna però dimenticare che in Cina un gioco analogo era praticato da secoli e che anche gli egizi si divertivano con un gioco su tavoliere a spirale addirittura millenario (Il serpente arrotolato, 2868 a.C.). Di certo, a questo punto e per una nostra arbitraria quadratura del cerchio, gli anni della sua diffusione in Europa sono databili alla fine del sedicesimo secolo (Giampaolo Dossena, Giochi da tavolo, 1984).
Roberta Borsani, insegnante di lettere in un istituto superiore milanese e appassionata scrittrice, ha recentemente pubblicato Sul dorso di un’oca, un esauriente e approfondito saggio sul popolare passatempo, fra storia e leggende, fra simbologia, mitologie fede. Il «Gioco dell’Oca» è soprattutto un affascinante – talvolta inquietante – percorso iniziatico che «ci racconta di un viaggio per nulla turistico verso l’interno, un viaggio fatto di partenze e ritorni» dove il raggiungimento del centro (il numero 63: «il giardino dell’oca») è costellato di caselle fauste e infauste. L’Oca rappresenta il Bene accanto al Male con le avversità e gli ostacoli, caselle che, come ricorda così che il percorso venga a rappresentare una vicenda», una risalita verso l’origine attraverso una fiaba che ci appartiene e scritta da
un destino aleatorio. «Letto controluce il Gioco dell’Oca può insegnare cose profonde», scrive Borsani che accosta la grande avventura della sapienza sul dorso di un’oca a un viaggio sciamanico: «quello grande che porta nelle valli oscure della morte senza smarrire la luce del ritorno –anch’esso grande ritorno- all’Uno». Uccello intrepido ma anche gran camminatore, l’Oca che dà il nome al gioco è un animale che, fatta eccezione per il fuoco, si muove perfettamente a suo agio negli altri tre elementi primordiali: acqua, terra, aria. Tenuta in grande considerazione da molti popoli antichi, dai greci
agli egizi, ai Romaniche le  avevano affidato il compito di sorvegliare il tempio di Giunone nel Campidoglio. Per i Celti era simbolo dell’aldilà, guida dei pellegrini ma anche simbolo dell’Universo,
della Grande Madre. E nella fede hindu l’oca rappresenta la tensione dell’anima nel ricongiungimento con la sorgente della vita cosmica. Nelle regole del gioco, al percorso a numeri si deve aggiungere il loro valore simbolico della sacralità dell’animale. A cominciare dal numero delle caselle che nel tavoliere più antico è di 63 (esiste anche quello a 90). Il 63 è un numero significativo, un numero speciale «che identifica il traguardo, l’omega del cammino»: un numero magico e di un tempo sacro. Nove cicli di sette numeri, di cui Dante fa largo uso nella sua Commedia dove «nove è il numero di ciò che è circolare, perfettamente compiuto: è infatti il prodotto del 3, numero della perfezione trinitaria e simbolo dell’armonia superiore che concilia e sposa gli opposti, moltiplicato per se stesso», scrive Borsani e aggiunge: «L’Inferno e il Paradiso, entrambi luoghi spirituali eterni, presentano una struttura novenaria, distinti rispettivamente in nove cerchi e nove cieli. I maomettani possono invocare Allah con 99 nomi che ne sottolineano le infinite e trascendenti qualità  (il misericordioso, il compassionevole, il re, il santo)». Ma se consideriamo anche il centro del Gioco, in tutto abbiamo 64 caselle, un numero che oltre a essere il
simbolo dell’unità, il prodotto di 8 per 8 che ci suggerisce una possibile analogia con il gioco degli scacchi e ai 64 esagrammi dell’I Ching i cui simboli descrivono gli stadi dell’esistenza umana. In questa straordinaria dimensione iconografica e ideologica, nel percorso dell’oca rivive l’ancestrale concetto di labirinto, «trappola murata e giardino, costrizione e gioco amoroso» (Dossena), il mito di Teseo,
un’avventura intellettuale, la metafora del combattimento dell’eroe, un’illusione. Un gioco di percorso semplicissimo che non richiede abilità ma solo fortuna nella costruzione di un destino affidato ai dadi.